martedì 17 aprile 2018

Teatro di prosa

È che la vita è un palcoscenico - anche se la visione è un po' banale e trita - in cui si susseguono scene senza che nessuno abbia scritto, per gli attori, un copione vero e proprio.
Ognuno disegna e scrive la propria parte, la cui parte deve comunque tenere conto di chi ci circonda, del mondo che ci ruota intorno, delle casualità, delle sfighe e di tutti i colpi di fortuna che ci capitano addosso, senza riguardi alcuni.
Banale osservazione? Sicuramente.
Fine della storia? No, tutt'altro.
Se ognuno di noi è protagonista o comprimario, attore o regista, buono o cattivo, positivo o negativo, lo decidiamo noi, in fase di crescita, di maturazione, mentre conquistiamo l'età adulta.
E da questo non si piò scappare.
Chi decide il proprio ruolo, il proprio destino, siamo noi, non entità esterne, divinità dalle diverse fogge, né cattive amicizie o - peggio ancora - amori sbagliati.

Conoscevo uno, tempi fa, disilluso dall'ennesima prova d'amore andata male, che sosteneva che in fondo - manco fosse induista - noi non decidiamo nulla, tutto è già scritto da pletore di dei capricciosi che in stile olimpo greco si contendono le umane povertà come fossero giocattoli insipidi e senza marchiatura Ue. E se non sono dei, aggiungeva, il destino, il fato o come cavolo volete chiamarlo, era l'unico motore che spostava il mondo in un senso o in un altro.
E insisteva, cercando di convincermi, che era perfettamente inutile agitarsi tanto, che era stupido perdere tempo cercando di migliorare il mondo che ci circonda e la propria esistenza, che era francamente inaccettabile spendere energie nel conquistare spazi, amori, felicità o benessere.
Un imbecille, o meglio, una via di mezzo tra un cialtrone inappetente e un lazzarone mascherato da filosofo.

Dobbiamo esistere, e resistere, per lasciare un segno, un ricordo, una passo in avanti, per poter confessare, come diceva il sommo poeta, di aver vissuto.
Alla faccia di chi ci vuole male e si mette di traverso per il lungo sul palcoscenico.

venerdì 6 aprile 2018

Facce di tolla

Lungi da ergermi a giudice.
Nella mia vita ho solo affermato le mie idee, magari contrarie a chi mi sta davanti (magari...spesso, troppo spesso), contrapponendomi, anche in maniera dura, ma mai ho giudicato. Punto.
Comunque, lungi da me da giudicare, ma sentire puzza di bruciato o di qualcos'altro ben più vicino alle stalle e alle vacche, spero mi sia consentito.
E comunque il diritto/dovere me lo prendo essendo unico membro della redazione del blog presente, il direttore assoluto, il redattore capo, il responsabile grafico, oltre che forse unico lettore. Ma non cerco fama (!) ma solo uno spazio dove fare una delle cose che più amo nella vita: scrivere.

Alura, sembra che il mondo politico, quello professionale, quello che governa o fa l'opposizione, sia ormai accumunato da una serie di schifezze, che non trovano barriere ideologiche, confini geografici, lingue e tradizioni. Ma soprattutto non trovano, ma manco la cercano, un minimo margine di dignità.
Abbiamo corruzioni di vario genere, furti di ogni tipo, abbuffate malefiche, accaparramenti di servizi non dovuti, leggi ad personam, voti comprati, parenti piazzati, donnine comprate...insomma ogni nefandezza possibile che l'umana creatività riesce a inventarsi.
Vi ricorderete senza ogni dubbio, quel politico che portava il 'nuovo' messaggio per un'Italia liberale e soprattutto libera dai comunisti mangiabambini, a cui avevano intestato un bell'appartamento con vista Colosseo e Fori Imperiali. Il tutto a sua insaputa, ma soprattutto alla faccia dell'intelligenza umana e della dignità di ogni uomo pensante.
Una storia che aveva riempito i giornali, che aveva alzato polemiche a non finire, quando ancora alcune cosiddette forze politiche con una struttura aziendale avevano lanciato un'opa sul paese, sperando di fare i propri comodi a ogni angolo dell'Italietta rimbambita dalla tv becera e cialtrona.
Ecco, quella storia che, ripeto, andava oltre ogni umana comprensione è completamente scomparsa, almeno io non ne ho più saputo nulla. L'uomo è stato inquisito? È stato condannato? Che fa ora? Vive in una canadese al Gianicolo o nella sua amata Liguria perché non ha più nulla?
Boh, registro che politicamente è scomparso e questo è già un risultato.
Ma appunto, la storia sembrava sepolta o per lo meno al riparo da eventuali proseliti in campo per la non dimenticare una delle balle più grosse sparate sulla terra dalla sua composizione.
Bene, oggi ci tocca leggere (https://goo.gl/ocz5Jq) che anche il più geniale dei presidenti Usa dai tempi di Nixon è uno dei seguaci del 'a sua insaputa'.
Si sa il presidente dei presidenti ha una forte attrazione verso le donne, e la storiaccia con la pornostar uscita allo scoperto in questi giorni è impresentabile anche al più retrivo e maschilista dei suoi elettori.
Ora the Donald dichiara che non sapeva nulla del pagamento per il silenzio della pornostar, azione che sarebbe stata gestita in piena autonomia dal suo avvocato, forse per amore o forse per un eccesso zelo professionale.

Tutto qui.
Tutto verrà smentito, tutto sparirà probabilmente senza un nulla di fatto, e la gente, quella con tre g all'inizio, rimarrà con la bocca aperta e si dimenticherà tutto dopo poco, e soprattutto il giorno delle prossime elezioni.
Tutto il mondo è paese. Politicanti pessimi ed elettori ignoranti dalla memoria proprio un po' corta.
E mi sun chi che cammini avant indré, me fa male i pé, me fa male i pé, Ninaaaa!


martedì 27 marzo 2018

L'intervista avanzata da ieri (non si butta via mai niente...)

Intervista avanzata, intervista recuperata.
Il 25 marzo, su Robinson (p. 68), è apparsa un'intervista a Dori Ghezzi, la compagna di Fabrizio de André.
Confesso che della donna non ho avuto mai grande attrazione - intellettuale, intendo - anche grazie al suo passato di musica leggera un po' troppo leggera.
La vita spesa con De Andrè, la gestione della fondazione dedicata al suo uomo dopo la sua morte l'hanno sicuramente fatta percepire sotto una veste diversa.
Questa intervista è, come spesso accade, troppo imperniata, troppo focalizzata su quel maledetto rapimento che a distanza ormai di quasi quarant'anni continua a tenere banco. È anche vero che l'intervista è stata rilasciata a seguito della pubblicazione di un libro (Lui, io, noi - Einaudi) che è una sorta di biografia collettiva scritta con due amici e quindi dal rapimento, volente o nolente, si deve ri-passare.
L'intervista, focalizzata su quei quattro mesi di prigionia, verso la fine lascia spazio finalmente a qualche riflessione personale di Dori Ghezzi, su se stessa, sulla fine del suo compagno.
Sulla canzone - bellissima - Hotel Supramonte, scritta a seguito dell'esperienza del rapimento, il giornalista chiede alla donna se avesse mai pensato di cantarla.
La risposta è stata negativa, perché "non credo di possedere grandi doti vocali, adeguate al sentimento che avrei voluto interpretare".
E il giornalista continua, rintuzzando:
"Ti fa soffrire questa mancanza di talento?"
Bellissima la risposta di Dori Ghezzi:
"... Sapere di non essere all'altezza è già un'altezza. Ho smesso di cantare nel 1990. Mi sono detta, fai attenzione Dori a non diventare patetica."

Ecco, questo è il tema. O meglio due.
Il primo è riconoscere i propri limiti, le proprie manchevolezze, le proprie incapacità. Guardandosi allo specchio, dentro. Senza che altri te le riconoscano. Sapersi fermare in tempo non solo ti permette di non andare sbattere contro il muro della presunzione, ma soprattutto permette di salvare la faccia e la propria dignità. Bisogna sapersi fermare, bisogna sapersi arrendere, bisogna sapersi accettare.
Prima che si diventi patetici - questo il secondo tema - prima che qualcuno cominci, quando ti vede, a dare di gomito, mascherando, malamente, sorrisini di scherno.

Sapersi fermare e accettare i propri limiti è una prova di grande intelligenza, di grande capacità, di grande profondità intellettuale. Soprattutto perché siamo circondati da una maggioranza che non sa guardarsi dentro e che non si rende conto che il tempo è ormai finito.

Io sono il primo a dare di gomito sorridendo in maniera dolente e velenosa.
Ma sono stato anche uno dei pochi a mettere la parola fine.
Gli altri si arrangino.

lunedì 26 marzo 2018

Due interviste

Dopo mesi rieccomi, perché ormai scrivere è la mia vita.

Due interviste (sempre su Repubblica), distanti da loro anni luce, mi hanno intrigato negli ultimi giorni.

La prima a Maurizio Maggiani (23 marzo), scrittore insigne e vincitore del premio Strega nel 2005 con Il viaggiatore notturno (Feltrinelli). E sull'onda dell'entusiasmo ora sto le leggendo Il Romanzo della nazione, opera auto-biografica che racconta la sua famiglia e la sua storia (almeno fino a dove sono arrivato) Opera impegnativa, per nulla scontata, a tratti dolorosa, perché ognuno, in fondo, si riconosce nelle storie familiari altrui, fatte di amori, affetti, dolcezze ma anche di dolori, sofferenze, abbandoni e morti.
Comunque non volevo parlare di libri.
L'intervista di Maggiani e sensazionale perché è una stilettata - o meglio, una sciabolata - alla cosiddetta sinistra di oggi che recentemente ha visto sfumare valori, organizzazioni, sogni e soprattutto voti.
Ma neanche di questo volevo parlare.
Volevo solo sottolineare, o meglio riportare al mondo intero il suggerimento di Maggiani che ci ricorda che la sinistra si riconosce se persegue 'pane, giusti zia e libertà'. Come dice 'è un fatto di una semplicità e di una chiarezza assolute'.
Banale? Ovvio? Datato?
Beh, se l'operaio del cotonificio brianzolo o quello della Fiat si mette a votare partiti che per definizione sono schierati ben da altre parti, qualche problema deve pur esserci.
Io non voglio cadere - o quanto lo vorrei!! - nelle analisi ideologiche, nel rilevare la temperatura di chi è più di sinistra di altri, ma è evidente che se il 'popolo' si schiera per rappresentanti dichiaratamente razzisti e xenofobi, e di destra assoluta, è evidente che il messaggio è arrivato forte e chiaro e che la sinistra - consapevole, attenta, garantista... - o non ha fatto il suo dovere oppure non si è spiegata bene. Credo che sia la prima, l'opzione responsabile.
Ora l'uomo toscano si è messo da parte (e gioca nell'ombra), analisi sul dopo voto non pervenuta, responsabilità dichiarate e fotografate nessuna, si continua a testa bassa con la stessa linea politica - ammesso che ci sia - e si attende, perché è così, fidatevi!, che passi un po' la buriana, che si faccia un governo che probabilmente non starà in piedi, per ripresentarsi tali e quali con la bandiera dell'opposizione attenta e realista, e la faccia di tolla di dire 'siamo noi la garanzia per la crescita e per le libertà civili e per la democrazia'.
Non so, un fastidio mi sale lungo la schiena, anche se ormai i tempi per le battaglie e per l'impegno sono definitivamente sepolti.
Ma l'intervista meritava davvero, se si vuole ancora un po' muovere il cervello senza lo smartphone tra le dita.

Della seconda intervista ne parlo domani, così sale la suspense.

martedì 27 giugno 2017

La porta (e l'olio)

Olio, tanto olio. In quelle pompette un po' vintage che ancora circolano oggi. In genere di colore rosso.
Un pezzo di carta, un po' grande, per non sporcare per terra.

Si fanno delle prove prima. Con cura.
La porta non si apre da quasi trent'anni, quindi può succedere di tutto.
Prima delicatamente si abbassa la maniglia, poi con maggiore decisione si tira.
La resistenza è forte, il cigolio generato assordante.
Allora si puntano i piedi e si raccolgono tutti i muscoli delle spalle fino a ingobbirsi.
Niente da fare. La porta si è sì aperta di poco, ma con uno sforzo immane, pressoché inutile.

A quel punto viene buono l'olio.
Per chiarezza stiamo parlando di olio industriale, non di extravergine d'oliva.
L'ho preso, ho allungato la carta sotto la porta per eventuali perdite e ho cominciato con cura a inondare i cardini.
Muovi di qui, sposta di là, aggiungi l'olio lì, spinge un po' di qua, alla fine la porta ha cominciato a cedere.
Ancora un po' d'olio...

La porta si è finalmente aperta, senza alcun rumore.
Prima di spalancarla ho sbirciato la fuori per vedere cosa c'era.
Un sole accecante mi ha riempito gli occhi fino ad accecarmi.
L'ho richiusa per istinto.
Poi mi sono detto:
- Ehi, ma sei scemo? Apri quella porta, dopo tutta la fatica che hai fatto per scardinarla! Veloce!

E allora ho aperto. L'interno si è illuminato completamente, così come il mio corpo.
Riparandomi gli occhi con una mano ho messo un piedi fuori.
Sole forte ma non fastidioso, con una dolce brezza montana che si infilava delicatamente tra i miei capelli.
Sono uscito completamente. Un profumo mi ha riempito le narici.
Mi sono voltato, per un attimo.
Ho preso in mano la maniglia e mi sono chiuso la porta alle spalle.
Sono fuori.


mercoledì 14 giugno 2017

Dal letame nascono i fior

Ieri sera mi sono visto, complice la solitudine, per l'ennesima volta 'Un'ottima annata', film di Ridley Scott con protagonista Russell Crowe e quella meraviglia vivente di Marion Cotillard.
Ma soprattutto con i flashback di Albert Finney, tanto per ricordare agli attoruculi di oggi come si emoziona, come si fa ridere, come si recita.
In una di queste incursioni, dopo una partita di tennis vincente contro il nipote furibondo per la sconfitta, Finney dice:
Un uomo dovrebbe saper riconoscere le sue sconfitte garbatamente, così come festeggia le sue vittorie. Un uomo non impara niente quando vince, perdere invece può condurre a grande saggezza.
È inevitabile perdere di tanto in tanto, il trucco è che non diventi un'abitudine.

Ecco. Sconfitto sì, ma non abbattuto, manco per il cavolo.
Perché "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior".
Via verso nuove vittorie.

martedì 6 giugno 2017

Libero come i fringuelli

Settimana vera e propria di vacanza.
Libero dai figli - in vacanza con la babysitter - mi ritrovo nella città tentacolare solo come un orso polare.
Allora, subito con un programma che farebbe arrossire anche il migliore dei latin lovers de noantri.

Lunedì
Siccome i parrucchieri sono chiusi non posso andare a tagliarmi i capelli. Quindi sotto con altre incombenze. La sera sarò al solito bar (ma quando mai...) che frequento e mi ritroverò con gli amici per una partita di bigliardo, una bevuta di amaro Montenegro e soprattutto - non ne vedo l'ora - una discussione sul calcio, sulle formazioni, sul toto-allenatori e su chi ha ragione e su chi ha torto su qualsiasi argomento. Mortale.

Martedì
Riaperti i parrucchieri finalmente potrò andare dalla sciura Adalgisa, la parrucchiera madre di tutti, per farmi fare uno shampoo, un massaggio alla cute che tanrto mi piace, e soprattutto per spettegolare su tutto e su tutti alla faccia del politically correct. Tremendo.

Mercoledì
Già tutto preparato. La cena arriva verso le 20,00 da qualche servizio di consegna che via internet ti permette di avere tutto, all'ora che vuoi, perché 'noi siamo avanti', ma molto. Poco prima dell'ora fissata arriva Grace Kelly (che mi perdoni...), vestita come in 'Caccia al ladro' la sera che seduce in albergo Cary Grant.
Si mangia qualcosa veloce e poi via alle danze. Seducente.

Giovedì
Visto che non sono più una ragazzino giornata di relax e recupero delle forze. Sauna, piscina, docce relative, aperitivo in piazza con qualche amico...niente di impegnativo. Rilassante.

Venerdì
Si avvicina il weekend. Ed è l'ultima sera di libertà non troppo vigilata. Bisogna sparare le ultime cartucce. Già tutto programmato. Svetlana (Ucraina), Galina (Russia), Ulla (Finlandia) e Concettina (Palermo) sono già preallertate. Saranno da me a partire dalle 18,00 per una serata a base di attenzioni, carezze e dolcezze culinarie (cucina Concettina, don't worry...) fino a riempire la notte di sogni e ginnastica dedicata. Stancante, ma molto.

Poi mi sono svegliato.
Passerò la settimana tra lavoro, letture  e meravigliose scritture, in dolce solitudine.
Meglio di così...

Teatro di prosa

È che la vita è un palcoscenico - anche se la visione è un po' banale e trita - in cui si susseguono scene senza che nessuno abbia scrit...