lunedì 15 ottobre 2018

Un sondaggio ci seppellirà

C'è un sondaggio che ci racconta, o meglio ci aggiorna, sullo stato dell'arte del bel vivere.
Cioè, di cosa bisogna fare per vivere bene, in serenità, in allegria. Naturalmente secondo il campione degli intervistati, uomini e donne, di tutto il mondo, e adulti. Cultura media, status sociale medio.

1. Il 30% dice che bisogna avere, innanzitutto, la salute. È banale dirlo, ma essere pieni di soldi, circondati da Sharon Stone oppure Brad Pitt, con dodici Ferrari nel garage distribuite nelle diverse ville sontuose in giro per il mondo, con un guardaroba che farebbe invidia a tutti gli armadi delle dive di Hollywood messe insieme e caviale tutto il giorno, non bastano di fronte a qualche, invalidante, difficile e dolorosa malattia.
2. Il 6% indica i soldi, tutti, tanti e subito. Per soddisfare necessità, sogni, volontà, desideri. Questo è veramente quello che renderebbe felice questa parte del mondo. Il tutto, naturalmente, alla faccia di chi ci sta intorno.
3. Poi c'è il 24% che pensa che per essere veramente in pace con se stessi bisogna rendere felice qualcun altro. È un approccio nobile, quasi ottocentesco, cortese, che è fatto proprio non solo dai 'professionisti del buono', da chi anche per lavoro si occupa degli altri. No, una buona parte del mondo pensa che fare del bene, aiutare, sacrificarsi, è una delle vie che portano alla soddisfazione personale e a una vita piena di gratificazioni quotidiane.
4. Poi c'è un 3% che dice l'unica via a una vita splendida e senza preoccupazioni è quella di farsi gli affaracci propri, puntare al sodo, non guardare in faccia a nessuno, anzi più male fai, più nemici hai e più onore hai. Sono gli squali dell'oceano della vita, quelli che non si curano del cosiddetto prossimo, mangiano quello che incontrano e chi si è visto si è visto. Io non credo tanto a questa percentuale. Credo che sia molto più alta oggigiorno, dove bava alla bocca, desiderio di vendetta, odio verso il diverso - ma anche verso l'uguale - la fanno da padrone. Ma tant'è, dichiararsi 'cattivo' fa figo, ma per molti è difficile da rivelare.
5. Poi c'è il 4% che annuncia, senza se e senza ma, che non c'è n'è, non c'è possibilità. La vita è una cloaca fumante e nauseabonda e l'unico modo per respirare alla meno peggio è quello di mettersi una maschera, recitare una parte, non aspirare a nulla e tirare alla sera fino a quando giunge l'ora. Una visione disarmante, sconsolata, senza possibilità di riscatto che, spesso, porta, a esiti disastrosi.
6. Poi c'è il restante 33%, la massa più grossa, l'opzione scelta più di peso. È quella che dice che la felicità, la serenità e la soddisfazione di una vita è quella di avere figli, crescerli, amarli, accudirli, educarli (non troppo però...). Mostrare loro la strada, affiancarsi durante il percorso e, quando il momento deviare (dove c'è il cartello ospizio, girare a sinistra!!!) per lasciare la strada maestra tutta per loro.
Questa è la felicità, questo è il percorso per ottenere una ricca vita che significa amore, affetto, serenità, allegria (ma quanto si ride con i figli?), sogni, progetti, obiettivi, speranze...
Per poter dire, alla fine del tempo, che sì, ho vissuto, lo confesso ( mi perdoni Neruda).

Ps. È vero che siamo in un mondo balzano, ma il sondaggio l'ho inventato io, solo per condire con pochi ingredienti una piccola storia e per riaffermare la felicità della mia paternità, tra le difficoltà e la mia succulenta soddisfazione. Alla faccia dei soldi, delle ville, dell'odio e dell'invidia.
Naturalmente con un occhio vigile alla salute.

martedì 9 ottobre 2018

Mai distrarsi

- Muoviti, per favore. Siamo in ritardo.
- Ehhhhh, arrivo!!!! mi risponde la principessa dall'alto dei suoi capelli rosso impertinente.
Non cambierà mai, ne sono certo. Il giorno che si sposerà oppure quello in cui se ne andrà di casa sono sicuro avrà qualche motivo per essere sgarbata e ribelle.
- È inutile che fai la maleducata, è tardi. Sei una tiratardi, siamo a cinque minuti dalla scuola e riusciamo anche ad arrivare in ritardo. È inaccettabile.
- Dovevi svegliarmi prima, dovevi fare tu più in fretta, dovevi nascere prima, dovevi far girare la terra più lentamente, dovevi...
- Infilati in ascensore e falla finita. Se facciamo rapidi arriviamo in tempo.

Saliamo in ascensore, schiaccio la T di terra, le porte si chiudono.
E cosa si fa in ascensore nell'attesa di arrivare al piano prenotato? Ci si gira verso le specchio e, a piacere, si sceglie tra:
1. Sistemarsi la pettinatura, dando gli ultimi ritocchi (donne e uomini)
2. Controllare che la barba sia fatta correttamente, con sguardo particolare a sotto il mento, la parte più complessa (solo uomini)
3. Verificare la mise che è stata scelta rapidamente ancora sotto l'effetto del sonno notturno (più le donne ma anche gli uomini)
4. Tastare con attenzione fobica le tasche dei pantaloni - davanti e dietro - per verificare che non si sia dimenticato nulla, cosa che avviene invece sempre (solo uomini)
5. Ravanare nella borsetta con fare fobico alla ricerca del cellulare che quasi regolarmente viene trovato perché le donne sono più ordinate (donne), solo più ansiose
6. Scappare da falene, zanzare e volatili di ogni genere che si sono rintanati nell'ascensore durante la notte (mia figlia, sempre)

Bene, questa volta, la giovane principessa erede sceglie di guardarsi allo specchio, fissandosi negli occhi come volesse sfidarsi. E invece atterra me.
- Ma secondo te, la mamma ha una doppia vita?
La loro madre era in trasferta romana per un paio di giorni.
Io deflagro in una risata mal contenuta.
- Ma cosa ti viene in mente? rispondo con maturata diplomazia. - Tua madre lavora, è una persona importante ormai e quindi spesso è in giro per il mondo. Non necessariamente chi viaggia e manca da casa spesso deve avere qualche segreto da conservare. Non ti pare?
Lei scoppia a ridere, forse di se stessa, forse della situazione, forse della vita intera.
- E comunque, se la mamma ha una doppia vita... che dobbiamo farci? L'importante è che comunque alla fine, torni da voi, no?
Mi è saltata alla mente una frase, per la seconda volta in questo periodo, di Coco Chanel.
E cioè: "Non mi pento di nulla nella mia vita, eccetto di quello che non ho fatto".
Però a lei non l'ho detto.


venerdì 28 settembre 2018

Quelli che...

Improvvisamente sei in mezzo a volti che conosci, visi che ti hanno circondato per anni, per un lungo percorso della tua vita.
Tanti visi, tanti volti, tante persone.
C'è quello che ha eternamente le sopracciglia sollevate, in segno di eterno disgusto e superiorità, ma in fondo anche lui è un venditore di fumo.
C'è quella che ride a toni alti sempre e non si accorge comunque che il tempo passa, maledizione, e che non puoi fermarlo anche se ti camuffi con mise da ventenne, consentendo a tutti, come se ci fosse stata una sorta di autorizzazione ufficiale, a darsi di gomito e a sogghignare.
C'è quella che, anche se sono anni che non la vedi, ricomincia lo stesso discorso da quando vi siete lasciati l'ultima volta, senza esitazione.
C'è quella, vipera, che si guarda in giro e critica tutto e tutti, non con ironia, ma con rassegnato astio.
C'è quell'altra, madonna santa, che beata lei, è sempre uguale a se stessa, che non cambia mai, che non fa un plissé, e che in fondo vive felice alla faccia di tutti.
Poi c'è quello fuori del tempo e sempre sul pezzo, che però la vita lo ha aiutato a vedere la realtà per quella che è e che quindi, in fondo e nonostante tutto, vive meglio.
Poi c'è quella che ha gli occhi furbi, mani lunghe e affusolate, affascinante come sempre, ormai lontana anni luce da tutto questo e sempre alla rincorsa di qualcosa di più.
Poi c'è quello che fa lo splendido, sempre e comunque, arriva dopo e va via prima, così da prendersi qualche applauso.
E poi ci sono io, sempre alle prese con i suoi demoni del passato, alle prese del sempre più precario presente e dal ignoto futuro, che da lontano, guarda tutti e pensa che il mondo, in fondo, è un bello spettacolo a cui assistere, cercando di recitare la propria parte nel migliore dei modi.

lunedì 10 settembre 2018

Inizio

Lo incontro, per l'ennesima volta.
- Allora, come la va?
- Normale, mi risponde. Ma non mi convince.
- Va tutto bene?, riprovo.
- Hai mai sognato di dover rifare l'esame di maturità? Di dover tornare al liceo, a scuola?
- Un'infinità di volte, gli rispondo. - Un'ansia che non ti dico.
- Bene, è quello che, da sveglio, sto rivivendo io in questi giorni, mi dice, manifestando un nervosismo a fatica tenuto sotto controllo.
- Cosa intendi?
- Domani, proprio domani, mio figlio inizia il liceo, comincia la sua vera carriera scolastica dopo i facili anni delle scuole dell'obbligo.
- E vabbè, che sarà mai?, gli rispondo con supponenza e forzata faciloneria.
Si sa, chi non ha figli non comprenderà mai le ansie, le preoccupazioni, le paure, i timori, giusti o sbagliati che siano, che attanagliano i genitori. Mai le capiranno e sempre non sapranno come comportarsi.
- Io stanotte non dormirò, sarò assalito dall'ansia di protezione, dalla voglia di tenerlo abbracciato, dall'istintiva volontà di non lasciarlo andare. Lui è agitato, lo vedo, ma fa finta di nulla. E mi agito ancora di più. Con il cuore malandato che batte a mille.
- Capisco, anche senza capire. Ma passerà, vero?, mi ributta in faccia, alzando gli occhi al cielo in segno di disgusto.
- Non passerà mai, caro mio, mai. Neanche il giorno in cui lascerò questo porco mondo, neanche il giorno del giudizio, ammesso che ci sia. Ma tu che ne sai?


lunedì 3 settembre 2018

Fare, non provare

Eh, Yoda la faceva facile, lui con la forza superava ogni ostacolo.
Per noi poveri mortali, untorelli di pagine immacolate e senza colpe, la cosa è un po' più complicata.
E quindi dobbiamo decidere noi del nostro destino.

Mi sono iscritto al concorso degli esordienti di Repubblica (ilmioesordio.it).
È un vero e proprio concorso legato alla community ilmiolibro.it, dove puoi far leggere quanto scrivi, scalare classifiche e venire votato. E puoi fare altrettanto tu verso gli altri.
Il concorso scadeva, come iscrizione, il 31 agosto e io il 31 agosto mi sono iscritto, da un bar al mare, nella penultima giornata di vacanza.
Era un po' che ci giravo intorno, che guardavo e leggevo il sito, approfondivo, chiudevo con riluttanza. Insomma ci pensavo da un po' senza decidermi.
Poi i pesci in faccia di fine luglio mi hanno convinto, considerando che al massimo avrei preso altri pesci in faccia, che avrei al limite raccolto tutto, ritirandomi un'altra volta in buon ordine.

Ora ci sono, e i tempi sono che alla fine del mese di settembre una qualificata giuria esternerà i suoi giudizi per delineare i finalisti. I vincitori più avanti.

Io ero perplesso, ma un giornalista amico in Repubblica ha caldeggiato la cosa in quanto operazione molto seria e ormai qualificata nel panorama dei concorsi letterari.

E allora facciamo anche con questa.
Vediamo cosa succede.
Fare, non provare.

domenica 26 agosto 2018

Anni duri, senza pauri

In attesa che la principessa domani compia 11 anni - con tutto quello che ne deriva - è bello passare questa ultima settimana di vacanze (un’estate disastrosa fino a oggi…) finalmente senza inconvenienti e senza problemi di sorta (almeno si spera).

Riposare un po’, leggere molto, ma soprattutto riprendere a scrivere senza ripensare a quanto successo nelle settimane precedenti, puntando principalmente al puro godimento fisico e mentale che la parola nuda sul foglio bianco provoca.
Difficile.

Scrivere è una nobile azione che si fa per se stessi prevalentemente, ma non solo.
Si scrive per far leggere quanto si pensa e crede a chi ti sta vicino, a chi ti ama.
Si scrive per lanciare messaggi a qualcuno di molto lontano, presupponendo che li legga. Si scrive per avvicinare e per allontanare.
L'ultima fase, quella più ambiziosa e impegnativa, si scrive anche per pubblicare, per raggiungere lettori lontani, diversi, sconosciuti.
Le prime ti motivano con forza, ti danno una grande propulsione per andare avanti.
L’ultima mostra quanto sei ambizioso, quanto vuoi sfondare, quanto vuoi farti riconoscere.
Se le prime in fondo mostrano solo una forma privata della scrittura, la seconda è pubblica, ti obbliga a metterti in mostra.
Ma quest’ultima è quella che ti aiuta ogni giorno a pensare, definire, organizzare e scrivere una qualsiasi storia.

Dopo il knock out ricevuto, ora è il momento di rialzarsi, di riprendere fogli e calamaio, di tradurre tutte le idee notturne che mi rincorrono come se dovessi liberarle da una detenzione.

E’ il momento di raccattarsi, superare la sconfitta, rialzare gli occhi e mettersi, di nuovo, a sognare.

mercoledì 8 agosto 2018

Un amore di editor

Stroncato su tutti i fronti. Senza appello. Senza se e senza ma.

Ho scritto un libro, un romanzo ( anche se a questo punto non so neanche come chiamarlo, visto il successo…), comunque una storia che a detta di famiglia e comuni amici, ma soprattutto dopo che persone (molte, non qualcuna) che operano a diversi titoli nel mondo editoriale avevano dato parere positivo e rilasciato pareri lusinghieri, alla prova del fuoco - invio a una trentina di editor in altrettante case editrici e dopo aver richiesto la collaborazione di un agente letterario che ha presentato a numerosi altri editor - le risposte sono state tutte negative.

O meglio.
I miei invii alle case editrici non hanno ricevuto alcuna risposta, neanche una pernacchia, uno sputo nell’occhio, un insulto che mi invitava a coltivar patate e a togliermi del loro orizzonte.
Rien, nothing, nada, niente di niente. Punto.
La collaborazione con un’agenzia letteraria dopo circa un anno e mezzo (!) ha sortito una gentile e decisa risposta che si riassume in una frase tanto sibillina quanto trasparente. - Il suo testo è scritto bene ma non è commercializzabile.
Che è un po’ come quando a scuola, durante il ricevimento parenti, la professoressa diceva al genitore: - Il ragazzo si applica, ma il risultato è quello che è.

Bene, arrivederci e grazie.
Non che nutrissi grandi speranze, ormai c’ho una certa età, e le illusioni o i colpi di fulmine sono alloggiati là in fondo, in un angolo e diventano sempre più piccoli.
Ma visto che leggo molto, anzi moltissimo, e soprattutto narrativa contemporanea, quanto io ho scritto, cercando di essere il meno presuntuoso possibile, ritengo sia all’altezza di tanti libri che mi passano per le mani e che finisco con sudore e grande fatica.
E naturalmente non parlo di Umberto Eco o di Roth o Camilleri.
Parlo di quella fascia media di libri che affollano le librerie e che hanno un certo successo editoriale e di critica.

Ma si sa, non sempre si può decidere del proprio destino.
E pensare che da qualche settimana ho concluso pure la seconda fatica, affine alla prima, almeno come scenario, ma totalmente differente. Che naturalmente, a questo punto manco tiro fuori, non dico dal cassetto, ma neanche dal computer. Dio me ne scampi.

Ora, in un periodo in cui sto rivoltandomi come una calzino, la decisione è una sola: - Paolo, lassa stà e pensa ad altro.

Vorrà dire che il mondo dovrà vivere senza le mie righe e parole.
Si sa, al peggio non c’è limite.
Ecco.


Un sondaggio ci seppellirà

C'è un sondaggio che ci racconta, o meglio ci aggiorna, sullo stato dell'arte del bel vivere. Cioè, di cosa bisogna fare per vivere...