lunedì 7 novembre 2016

Manca, sempre

All'inizio dell'anno mi hanno regalato quei calendari che puoi comporre tu con tue foto.
È una bellissima carrellata di fotografie di famiglia, cadenzate a seconda delle ricorrenze e delle scadenze.
Una bellissima 'storia' di famiglia, che celebra compleanni, anniversari, episodi particolari.
E via quindi con le foto dei figli nei mesi in cui compiono gli anni, anniversari di matrimonio, ricorrenze dei nipoti, dei fratelli, delle mogli e delle cognate.
Ogni mese, girando il foglio, ti ritrovi inaspettate immagini, che ti terranno compagnia per per tutto il periodo, in attesa di quello dopo.
Ormai siamo a novembre e quindi siamo alla fine.
Questo mese è importante per due motivi più uno.
Il mio compleanno, domani, ma soprattutto quello di mia madre, ieri. E oggi l'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, ma questa è un'altra cosa.
Quindi la pagina di novembre è iconograficamente corredata, esattamente al 50%, da una mia foto in cui pontifico, tutto preso nella parte, in una qualche festa all'aperto di recente svolgimento.
L'altra metà c'è una foto di mia madre.
È una foto presa a Chiesa, nella nostra casa di montagna. Scattata probabilmente nell'ultima estate in cui le 'mie' montagne hanno avuto l'onore di ospitarla. Se ne sarebbe andata il maggio dell'anno dopo, alle cinque del mattino del 2 maggio 2001.
La foto la ritrae seduta su una sedia, sul balcone della casa. È una foto in bianco e nero, non so perché, in cui lei mostra una dei suoi tipici sorrisi discreti, appena accennati. Mostra tutti i segni della malattia che poi l'ha portata al suo ultimo viaggio.
Mia madre aveva, come me tra l'altro, un viso definito, con una bocca disegnata all'ingiù. Quindi il sorriso era difficilmente percettibile.
Era bellissima, soprattutto in giovane età, con un viso dolce, uno sguardo penetrante, gli occhi un po' incavati.
La fotografia scelta non le fa giustizia e segna un momento, purtroppo, doloroso.

Sono ormai quindi anni che non c'è più.
La mente è strana.
I ricordi nei primi anni sono sembrati lentamente svanire, il dolore della mancanza ha preso con violenza tutto il palcoscenico, facendo dimenticare tutto o quasi.
Poi con gli anni anche quello è sembrato abbandonarmi, lasciando spazio a un sostanziale vuoto.
Poi, qualche mese fa, sono ricomparsi i ricordi, anche quelli più difficili, quelli più relegati, per difesa, negli angoli più nascosti.
E lei ha ricominciato essere una presenza costante, un'interlocutrice nei momenti più difficili, una sorta di alter ego a cui rivolgersi quando ce n'era bisogno.
Ora che la vedo, e la vedrò per tutto il mese di novembre, da giorni, mi rivolgo a lei con la mente per interrogarla, per chiederle consiglio, per farmi indicare la strada. Oggi più faticosa che mai.
Lei era autorevole, era chiara nelle sue indicazioni, aveva soprattutto il dono della sintesi, emanava sentenze più che consigli. E anche quelle erano centellinate.
La rivedo ancora, con chiarezza quasi maniacale, seduta al tavolo della cucina, intenta a fare le tre cose che più le piacevano nella vita: tazzina del caffè appena bevuto, posacenere d'ordinanza, sigaretta accesa tra le dita, libro aperto sul tavolo, intenta a leggere senza se e senza ma.
Non ricordo mia madre leggere sul divano o in poltrona, sempre al tavolo. E poi, a fine giornata, a letto prima di addormentarsi.
Ricevere in regalo un libro era, per lei,  uno dei momenti di massima gioia. Quando lo apriva, appena ricevuto, chiedeva cos'era, chi era l'autore se non lo conosceva già, si informava sulla storia, sul perché di quella scelta. Era una sorta di esame, che lei usava per entrare nell'animo giusto prima di affrontare la prima pagina.
E poi alla fine ci teneva a commentarlo, a dire se le era piaciuto o meno. Con dei commenti lapidari, secchi, che non lasciavano adito a ulteriori osservazioni.
- Proprio bello questo. E quindi era perfetto.
- In questo ci sono un po' di parolacce..., commentava con fastidio.
- Lei è proprio una scema, ma come si fa? parlando della protagonista.
- Questo è scritto benissimo!
Era curiosa, era profonda, era sensibile. Non era superficiale, non aveva grande preparazione culturale e scolastica, ma sapeva contestualizzare anche le narrazioni più sofisticate.
So a chi dedicare il mio libro, se mai vedrà la pubblicazione.

Mi manca, molto. Mi mancano molto i confronti con lei sui temi più grandi, cosmici. Mi mancano molto quelle discussioni 'letterarie', quei confronti che erano pure disquisizioni intellettuali.
Mi manca molto la sua ironia sottile, il suo approccio alla vita pragmatico ma mai didascalico.
Mi mancano le sue telefonate, arrivate sempre nei momenti più disparati, che centellinava per non disturbare ma che quando arrivavano erano perché non ne poteva più di non sentirmi.
Mi mancano le sue carezze - rarissime! - arrivate sempre però nel momento giusto.
Mi mancano le sue spinte ad andare avanti, nonostante tutto.
I miei figli non l'hanno mai conosciuta, e di questo non me ne farò mai una ragione.

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