giovedì 10 novembre 2016

Alla ricerca del proprio Dna

Leggo le reazioni alle elezioni di Trump.
Io lo ripeto da tempo, per votare ormai, in tutto il mondo, serve un test di ammissione che vagli cultura, sensibilità, capacità di analisi e conoscenza dei fatti.
Ma è una battaglia persa e quindi passiamo oltre.

Trump ha vinto, senza se e senza ma, e dobbiamo tutti farcene una ragione.
L'aspetto importante, fondamentale, è quello di capire il perché ha vinto e soprattutto, male antico della sinistra di ogni latitudini, non sottovalutare quanto è successo.
Veniamo da decenni in cui la sinistra democratica ha assunto il ruolo un po' spocchioso di denigratrice assoluta dell'avversario, di sottovalutazione di quanto le succede intorno, di arroccamento salottiero verso il mondo che la circonda.
Una posizione che in particolare in Italia abbiamo visto più volte.
Prima la Lega.
Poi il nano.
Poi i Cinque stelle.
Poi a livello internazionale una sfilza di nomi lunghissima, tra cui la Le Pen, Putin, prima Reagan poi i Bush, poi l'Ungheria, poi ancora la Brexit e tutto il suo codazzo, poi la Spagna, per finire, tralasciandone molti, oggi con l'uomo dai capelli più finti al mondo.

Ecco sarebbe bene imparare, prima o poi, e non solo a post.
Imparare a conoscere prima, perché il nemico, se lo conosci, sai combatterlo. Un po' come recitava, un tempo, quello spot sull'Aids.

È un po' come con le persone.
Se sai chi hai di fronte, se cerchi di comprenderlo e conoscerlo, sai sconfiggerlo, se è tuo nemico.
Sai riconoscere, per esempio, che è falso, che racconta solo balle, che ti tradirà appena ti volti, che fa finta di amarti, che vuole il tuo male.
È importante saper riconoscere il nemico, perché il nemico, per definizione, si atteggia, si maschera, ti blandisce. È inutile corteggiarlo, va solo sconfitto.

Se la sinistra, in ogni angolo del mondo, ricomincia a ragionare non può che vincere.
Ricominciamo da oggi.


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