mercoledì 26 ottobre 2016

La sofferenza non è un soffritto di cipolle...

Durante l'ultimo weekend - finalmente fatto di lunghe discussioni, a tutto campo, senza tv, senza telefono... - mi sono ritrovato a riflettere, e a confrontarmi, sul tema della sofferenza, del dolore provato nella vita, sugli abbandoni e sulla mancanza.
Soprattutto il tema della sofferenza e del dolore è sembrato essere di interesse per chi ha avuto con me la pazienza di affrontare il tema.
Un tema difficile, che ognuno ha affrontato con grande delicatezza e rispetto dell'altro. E non è da tutti.

È difficile misurare la propria sofferenza.
La vita ci butta in faccia esperienze e prove che devono essere affrontate con le proprie capacità, con le proprie pochezze, con le proprie inadeguatezze.
Non tutti ce le fanno, o peggio, molti soccombono.
Mutuando Neruda, confesso che ho sofferto, come tutti, come molti.
Ho visto morire i miei genitori, uno dei quali quasi in diretta.
Ho visto amici e fidanzate svanire nel nulla, abbandonare la propria vita terrena senza alcun avvertimento, senza alcun preavviso, lasciandoti così, come un cretino, con rimpianti, con cose non dette o lasciate a metà, con messaggi inespressi, con percorsi non finiti, con regali non fatti.
Ho visto i miei occhi piangere a lungo, nel tempo, senza soluzione di continuità, senza poter smettere.
Ho visto uomini e donne rimanere attoniti di fronte al mio dolore.
Ma tutto questo mi ha aiutato a crescere, a sognare momenti migliori, a perseguirli.
Alcuni credono di soffrire, ma non lo fanno. Vivono ai margini della sofferenza, senza capirla, senza assaporarla. Ne sono terrorizzati. Oppure se ne costruiscono una artificiale, per poterla condividere, per farsi commiserare, per attirare l'attenzione.
La sofferenza non è un'emozione che si mette in piazza. La sofferenza non può diventare terreno di scambio o elemento per misurarsi con gli altri.
La sofferenza è la vita stessa.
Chi non soffre non vive. E chi non vive, ça va sans dire, non soffre.
E ora, sotto un altro (e non mi riferisco ai post...).

Lieve è il dolore che parla
Il grande dolore è muto

(Seneca)

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