giovedì 13 ottobre 2016

Alle porte del paradiso

Tutti commentano e lo faccio anch'io.
Cosa?
La morte di Dario Fo. E di riflesso il premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan, da tempo caldeggiato e finalmente decretato.

1. Dario Fo.
Tralascio, per rispetto - a quest'uomo lo si deve, è stato 'enorme' nel panorama culturale nostrano e internazionale - tutte le considerazioni sulla sua deriva politica dell'ultimissimo periodo. NOn si può vedere e fine.
Io ho solo un ricordo personale.
Quando frequentavo il mondo del teatro milanese, per conoscenze incrociate, sono cascato una sera a casa sua in Porta Romana.
Emozione immensa, conoscere lui e la signora Franca. Una serata in cui mi sono fatto piccolo di fronte a un gigante di quelle dimensioni.
Un'ora, non di più, è durata la visita, nata per caso alla fine di una prima teatrale appena conclusa nel teatro - ormai demolito e passato speriamo a miglior vita.
Ricordo vagamente le chiacchiere, non tanto sulla politica ma sul teatro e sulle tendenze dell'epoca. La cosa che mi è rimasta in testa è un'improvvisa performance (che avrei sentito anche in una manifestazione alla 'sua' Palazzina Liberty) dissacratoria contro Lucio Battisti e contro alcune delle sue canzoni. Straordinaria e da sbellicarsi dalle risate.
E poi lui che mi versa da bere - proprio a me!
Mimime cose, in una storia di uomo che ha cercato per tutta la vita di essere presente nel suo mondo, di combatterlo nelle sue ingiustizie e di far pensare - anche in modo lieve - sui destini del mondo.
Mancherà a tutti.

2. Bob Dylan
In una passato recentissimo, grazie a un inaspettato regalo da parte di qualcuno che ha tanto contato nella mia vita, sono volato, proprio come i ricchi, alla Royal Albert Hall di Londra.
Il concerto è stato deludente, proprio per la sua capacità innata di storpiare quanto di meglio abbia prodotto, e per la sua straordinaria 'cattiveria' di non cantare i suoi successi più conosciuti.
Ma l'emozione ha ripagato tutto. Lo avevo visto 30anni fa credo, a San Siro. E lo stadio non è il massimo per assistere ai concerti di musica, soprattutto quella musica lì.
Ma ritrovarselo davanti, in quella cornice ricca di storia, dove tutti i più grandi hanno calpestato il palcoscenico, è stata un'esperienza formidabile.

Questo sorta di passaggio di consegne, tra i due Nobel, cascato proprio nello stesso giorno in cui uno dei due ha deciso di prende una strada senza ritorno, è una coincidenza straordinaria, come talvolta la vita ci regala.
Il mio amico Tiziano mi suggerisce un bellissimo testimonial tra i due.
Sembra quasi che Dylan indichi a Dario Fo quale sia la porta dove entrare...
(La versione, come da copione, è storpiata, massacrata, fino all'irritazione...ma come sempre sublime)



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