mercoledì 12 ottobre 2016

Vomito

Siccome mi voglio male, ma veramente, sto seguendo il dibattito che imperversa - tra l'altro tutto uguale - sul famoso referendum dei referendum.
Aldilà di avere concluso che questo è un paese malato, perversamente incapace di stare insieme come nel medioevo, non in grado più di discutere ma solo di insultarsi, ho raggiunto la conclusione, almeno fino a quando non cambio idea - ma c'è chi dice che non sono capace di farlo perché incapace di guardarmi dentro, quindi chissà... - che il 4 dicembre non andrò a votare.

Per due motivi.

1. Questa cosiddetta riforma è un disastro, fatta male, pensata peggio, illustrata e raccontata in modo ancora peggiore. È pericolosa, con questa legge elettorale, anche se tutti dicono che dopo, dopo!, la cambieranno.
Taglia forse qualche costo della cosiddetta politica, ma neanche tanto, ma soprattutto taglia le funzioni di controllo su un premier, che se anche non sta scritto letteralmente da nessun parte, di fatto aumenta il suo potere in modo esponenziale grazie anche un parlamento dimezzato e di fatto preda di chi vince le elezioni con questa legge scellerata.
Basterebbe dire che si vuole andare verso un premierato molto più forte, verso un paese del presidente, e tutto sarebbe più semplice e chiaro. Voterei no e la faremmo finita. E vinca il migliore. Invece questa è una riforma strisciante, che nessuno avverte, anche perché questo referendum, diciamolo - anche grazie all'errore iniziale del fiorentino al potere - è diventato pro o contro il governo.
Insopportabile.

2. Io non posso votare No insieme al Nano, ai fascisti, ai pentapirla, agli imbecilli finti di sinistra e alla componente all'opposizione del Pd che non perde ogni giorno di perdere la faccia e di mostrarsi debole e indecisa. L'unico che si salva è Cuperlo, che con la sua dichiarazione ha detto chiaro e tondo cosa farà: 'se non si cambia la legge elettorale prima, io voto e no e poi mi dimetto e vado a coltivare patate' (le patate le ho aggiunte io).
Non posso pensare di aiutare questa destra infame e il populismo più bieco a rimettersi in piedi e a rilanciare un'idea del paese che ci ha reso zimbello nel mondo e uno delle nazioni in cui la ricchezza di pochi sta mangiandosi tutto il resto.
Impraticabile.

Capisco che così non decido, non concorro a nulla, neanche sperando nel non raggiungimento del quorum che in questo caso non esiste proprio.
E che qualsiasi risultato sarà raggiunto, io non potrò dire più nulla.
Io ho sempre votato, per qualsiasi competizione elettorale. Ma questa volta non ce la faccio.

Ma a questo punto è meglio tirarsi fuori, allontanarsi da tutto questo ciarpame, tappandosi il naso per non sentire la puzza sempre più diffusa di vomito che abbraccia il paese. E non solo lui.

Nessun commento:

Posta un commento

La porta (e l'olio)

Olio, tanto olio. In quelle pompette un po' vintage che ancora circolano oggi. In genere di colore rosso. Un pezzo di carta, un po'...