venerdì 23 settembre 2016

Ofelè fa el to mestè

Ormai la cosiddetta 'politica' non mi appassiona più, aldilà dei consolidati ideali che moriranno con me.
E quindi evito come la peste tg, talk show televisivi, confronti e chiacchiere in libertà che l'ex tubo catodico ci vomita addosso tutti i giorni.
Ieri no, forse perché mi voglio male, forse perché non avevo meglio da fare, forse perché volevo, dopo tutto, toccare ancora di più il fondo. Il masochismo è una sorta di test psicologico autoprodotto che permette a ognuno di vedere fino a quali bassezze riusciamo a raggiungere...

Bene, quindi, allora...ieri sera mi sono imbattuto nella trasmissione della Gruber su La7, con ospiti due pezzi da novanta: il nostro presidente del consiglio in tutta la sua spocchia e il premiopulitzerdenoantri Travaglio.
Ognuno ha le proprie convinzioni, non solo ideologiche, ma anche in merito all'azione di governo, alle cosiddette riforme approvate o in via approvazione, alle leggi entrate in vigore. Ognuno è una parola forte, visto che nel paese ormai morto dentro e con al bava alla bocca contro tutti e contro tutto credo che pochi siano realmente informati su cosa realmente ci passa il convento. Ma tant'è.
Quindi la discussione che ieri sera si è inanellata in un crescendo di chiassate e di interruzioni - quindi capendo poco, proprio poco di quello che soprattutto Renzi cercava di dire - è pindaricamente volata tra referendum, jobs act, kasta, 5Stelle, Pd e forse qualcos'altro che mi sono perso.
Non entro nel merito delle opinioni, faccio solo una considerazione di ruoli e di metodo.

Ieri sera il 'duello' (sigh...) era tra due persone: un politico e un giornalista.
Quindi, almeno nel mio mondo che a questo punto sta scomparendo ne sono certo, ci dovevano essere domande e risposte, al limite un contraddittorio tra chi si occupa di  raccontare i fatti e che fa il suo mestiere di controllo e un capo del governo che deve 'vendere' il suo operato ed eventualmente difenderlo dalle critiche.
Invece ieri si è svolto, aldilà della rissa continua ormai insopportabile, un litigio perenne tra un politico di parte (Renzi) e un altro politico di parte (Travaglio) che ha solo sparato a zero contro l'attuale governo senza portare un elemento, sciorinando cifre senza verifica, interrompendo in continuazione, irritando forse il Renzi (e chissenefrega) ma soprattutto non facendo capire un bel nulla al povero occasionale spettatore che dopo questa esperienza bordeline, è sicuro, rientrerà nei suoi ranghi e tornerà a leggere i suoi libri nel silenzio della notte.
Ormai si è perso non solo l'educazione per ascoltare l'altro, non solo la capacità di avere rispetto per i propri interlocutori, non solo non si riesce più a essere d'accordo su nulla, ma credo che purtroppo si è persa la consapevolezza di ciò che si è e di cosa si fa.
Ieri sembrava di vedere un dibattito tra Renzi e Berlusconi, o Grillo o chiunque altro politico contrapposto allo schieramento di governo attuale.
Un'esperienza allucinante.

Per fortuna in casa mia la tv ha un solo piccolo spazio tra migliaia di libri.
È stato un attimo, ho girato gli occhi, con una mano ho raggiunto il telecomando, ho spento l'odiato scatolotto ormai appiattito da cui uscivano ancora le urla dei due guerrieri e contemporaneamente, i miei occhi, hanno cominciato ad accarezzare le coste dei libri nelle librerie fino a scegliere la nuova sfida letteraria dei prossimi giorni.
Ecco... "L'intenso gioco della luna", di Gioconda Belli, scrittrice nicaraguense che ci racconta in modo formidabile l'ennesima meravigliosa storia di una donna, alle prese con il suo uomo non più all'altezza ( e chi lo è ormai?), l'incontro di un altro amore, le gioie e i dolori... e poi vedremo, non sono neanche a metà.

E tanti saluti a tutti.

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