venerdì 25 settembre 2015

Da scriverci un libro/3

Il maledetto, abita anche vicino a me.
Ogni volta che mi ritrovo a camminare per il quartiere, ho il terrore di incontrarlo, di essere investito da un fiume di parole, di venire aggiornato su una storia inutile e dal sapore adolescenziale.
Ho un'idiosincrasia consolidata. Quando incontro qualcuno che comincia a parlare premettendo 'ti faccio una confidenza', il mio corpo, prima ancora della mente, ha una reazione fisica evidente: prima mi accartoccio, cerco di rendermi piccolo (mica facile, sono 1,80...), incasso le spalle e gli occhi, senza alcun controllo, cercano una via di fuga che spesso non trovo.
E poi, proprio come 3BO in Star Wars, cerco di spegnermi, di chiudere ogni via di comunicazione, cerco l'interruttore on-off in una sorta di percorso interno di estraniarmi da una parte, e di ricaricarmi dall'altra.
Ma a volte, dopo questi patetici tentativi, ti incastrano in un angolo e sei costretto a rispondere, con finta aria interessata, 'dimmi tutto', pur sapendo che da quel momento sei un uomo finito.

Lo sapevo, ha se lo sapevo!, che quel tardo pomeriggio non dovevo offrirmi per andare a comprare il latte, da sempre oggetto del desiderio dei miei figli e spesso oggetto delle mie continue, e reiterate, dimenticanze quotidiane.
- Papi, senza latte come facciamo? mi chiedono i figli con aria abbandonata e trascurata. E allora pensi subito ai tuoi eredi ormai adulti che non riescono a stare in mezzo alla gente, che hanno paranoie alimentari o che si credono Napoleone alle Crociate, oppure che non sono cresciuti sani e forti, proprio perché quella volta non hai comprato il nettare bianco degli dei.
Si sa, siamo circondati. Psicologi di professione che ti bollano come padri insensibili e anche un po' insensati a ogni semaforo. Psicologi della domenica che non fanno altro, da mane a sera, a navigare tra siti di psicanalisi e psichiatria (anche quelli, non dubitate) da cui traggono presunte deduzioni dotte che poi ti sbattono in faccia senza alcuna precauzione.

E allora io mi sono raccattato, e mi sono trascinato al vicino supermercato per l'acquisto di rito.
Giro l'angolo, cammino rasente i muri. Ma eccolo là, che mi viene incontro baldanzoso, agita una mano, con il sorriso stampato in faccia che dice solo una cosa: ora ti racconto!!
Mi guardo in giro, potrei attraversare cambiando strada ma non si fa, cerco il cellulare in tasca per simulare una telefonata improvvisa con Mattarella che mi vuole chiedere un parere sulla nuova legge di stabilità - ma come il latte, l'ho dimenticato -, e si sa il presidente non può aspettare, ma niente, quello mi si avvicina con ampie falcate, agitando una mano.
- Ciao, come va? mi butta in faccia.
- Ciao, scusa sono di frettissima, mi chiude il supermercato. Senza latte non ci possiamo stare... Tu tutto bene? gli rispondo velocissimo, mangiandomi la lingua soprattutto per la domanda finale.
-  Moltissimo, grazie. Ti accompagno così ti racconto. A me manca il pane.
E in quel momento ho capito come si era sentito Napoleone dopo Waterloo, che cosa hanno pensato gli astronauti dell'Apollo 13 dopo avere pronunciato la frase 'Houston, abbiamo un problema' oppure che cosa è passato per la testa agli indios sudamericani quando hanno visto avvicinarsi le navi di Colombo nel lontano 1492: sono fottuto!

Allora mi incasso nelle spalle, mi abbasso, mi incurvo come un giunco e mi preparo alla 'confidenza', al racconto. Forza, bisogna avere coraggio nella vita!
- Sto meglio, molto meglio, ora, mi comunica ufficialmente.
- Cioè?
- Ho passato momenti terribili, ho trascinato la mia vita fino in fondo al gorgo, e ho cercato poi in tutti i modi di tirarmi fuori. Ogni gesto, pensiero e azione della giornata erano orientati a dimenticarla, a farla scomparire dalla mia vita. A cancellarla.
E continua.
-  Ho cancellato la mia amicizia con lei su Facebook (sai che roba, pensavo...), ho distrutto il suo numero dalla rubrica, ho gettato ogni cosa di lei che in casa me la ricordava, ho interrotto i rapporti con gli amici comuni, ho cambiato strada per raggiungere l'ufficio visto che passava troppo vicina a casa sua... Ho fatto di tutto. Io sono talebano in queste cose: quando è finita è finita, senza strascichi, senza inutile pillole dolci che allungano, solo, l'agonia. Basta e ricomincia.
- Oh, bravo, così si fa. Tira fuori le palle e fagliela vedere!!, azzardo un commento pseduo-cameratesco per dargli la sensazione di essere sul pezzo, e soprattutto fiducioso che fosse finito tutto lì.
- Ma poi ho cambiato idea, aggiunge laconico.
Boom, ho visto all'orizzonte che la discussione avrebbe avuto un seguito. Ormai rasentavo il metro e sessanta, tanto mi abbassavo.
- L'amore è una cosa seria. E non si interrompe con la forza di volontà. Smettere di amare non è come smettere di fumare, dove basta essere forti dentro e fuori.
Madonna come è saggio! - E allora? domando cercando di stringere i tempi.
- Allora, se non puoi sconfiggere il nemico, fattelo amico. Le ho scritto, le ho proposto una colazione per almeno riprendere a parlarsi, le ho raccontato che dopo tutto quello che c'è stato, non può finire tutto così, in un attimo.
Io lo guardo, affascinato, da tutto.



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