lunedì 29 giugno 2015

Come sembrare un milanese (pirla) senza esserlo (milanese, ma essendo pirla)

Il primo che mi dice che l'editoria - e il giornalismo - sono in crisi causa il web , le major della Rete che tutto fagocitano, il costo della carta e la crisi economica, giuro, lo prendo a botte con un giornale (di carta) arrotolato. E vi assicuro che fa male.
Questo è un esempio di come i grandi editori oggi affrontano la rete con i loro prodotti di 'qualità', fatti da giornalisti di 'qualità' e con l'obbiettivo di essere i baluardi della democrazia e della libertà di stampa (di 'qualità').
E con questo chiudo il pistolotto cultural/sociale e apro quello sulla mia città, sull'essere milanese, e sull'immagine che si ha da fuori (ma a quanto pare anche da dentro) di come il meghino oggi è o dovrebbe essere.
Basta scorrere questi punti, in cui svettano mocassini usati, rolex, linea del 29 e Ibiza e bella lì.
Una sequela di squallidi luoghi comuni perfetti per uno scambio di pareri su Facebook tra quattordicenni oppure uno classico ironico approccio da sito web che vuole dissacrare.
Peccato che venga dalla homepage del più autorevole e antico giornale italiano, ma tutto ciò ci riporta al discorso iniziale e non ne ho voglia.
È ovvio che il ritratto a cui quelli 'di fuori' vorrebbero tendere (ma chi?) è una sequela di banalità, forse luoghi comuni e interamente generazionale.
Chi ha figli, chi lavora tutti i giorni in fabbrica o in un ufficio, chi deve pagare il mutuo, chi legge ogni giorno le drammatiche notizie che ci condiscono abilmente la giornata, hanno altro per la testa.
Oggi il milanese (quello vero) si distingue, fina dai tempi di Ludovico il Moro, per eleganza e per attenzione alla sua immagine, ma sta alla larga dai luoghi comuni, dalle cretinate che legge in rete.
Oggi il milanese è quello che riempie la città a bocca aperta, ritrovando il suo orgoglio grazie a una sorta di rinascimento che grazie a Pisapia, Expo e tessuto sociale recuperato può osservare e vivere in diretta.
Non stiamo vivendo i nuovi anni '80 per fortuna, ma un momento di riappropriazione della nostra città. Con un'aria nuova.
Anche con la voglia nascosta di tornare alla nostra vita, senza essere sotto i riflettori di tutto il mondo.
E basta con queste ca***te.

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