venerdì 3 ottobre 2014

La Ditta smagrisce, e il paese ne patisce

Inviterei tutti a ragionare su questa notizia, drammatica nella sua essenza e forse assolutamente irrilevante per chi nel Pd opera oggi e fa della politica la sua professione.
Probabilmente il prode guerriero onnipresente dall'accento fiorentino liquiderà il tutto con una battuta - 'meglio 100mila democratici di destra che 400mila comunisti' oppure 'tutta colpa di D'Alema e Bersani che continuano a esistere, per quello la gente scappa' - oppure ordinerà una ribollita nella piazza davanti a Palazzo Chigi e se la mangerà davanti a mille telecamere affermando che così 'fanno la fine tutti quelli che hanno ancora la mano sinistra, il piede sinistro e uno sguardo sinistro...io me li mangio, ovvia!' - ma la sensazione, almeno la mia , è che stiamo arrivando alla 'quadra' di tutto il processo politico e non, intrapreso dallo scioglimento del Pci fino a oggi.
Una brutta storia, fatta di fallimenti ideologici prima (il crollo del comunismo e la fine del 'sogno'), di progetti falliti dopo (Pds e Ds e la fine di un 'sogno' da poco) fino ad arrivare al tanto agognato Pd (ma quanto l'ha menata prima Veltroni per arrivare a fare l'ammericano...) che raccoglie queste poche briciole di militanza.
Per approdare oggi a questa cosa strana tavolozza di colori, con un po' di rosso e tanto bianco dentro, e con velate striature di tinta azzurra che piace tanto a chi usa i tacchi per farsi vedere.

Ma non volevo arrotolarmi su una presunta analisi ideologico/politico/cromatica, ma limitarmi a commentare questa debacle di iscritti che, capitasse in un'azienda, significherebbe la defenestrazione immediata, automatica e anche un po' violenta dell'amministratore delegato .
Voglio solo cercare di interpretare, o per lo meno di esprimere il mio pensiero.

Un partito che passa da 400mila iscritti - un partito di massa quindi anche se il Pci ne aveva più di un milione ma erano altri tempi - a 100mila significa che non è più attraente per nessuno.
Io non so quanti iscritti hanno gli altri partiti o associazione a delinquere che vediamo passare davanti ai nostri occhi, ma credo che un tale crollo debba essere interpretato fondamentalmente non a seguito del disincanto che l'italiano medio ha ormai accumulato in questi anni verso la militanza politica, ma semplicemente nella fuga di chi di sinistra ancora si ritiene e che non riesce più riconoscersi in questo gruppo politico.
Ormai la strada intrapresa da questa segreteria, con una maggioranza schiacciante, con un consenso così forte nel paese, non fa intravedere cambiamenti all'orizzonte. Anzi.
Renzi vince, e stravince. E più vince e più va a destra. Ma non vince la sinistra, vince il Pd che non è più sinistra.
Qualcuno dirà 'poco male intanto siamo al governo, mica come quelli di prima, eterni perdenti' (anzi lo dice proprio il ragazzo presidente), ma non credo che sia sufficiente, almeno per alcuni.
Se per andare al governo la sinistra deve snaturare i propri obiettivi e assumere schierarsi con i pochi contro i tanti e vincere, beh, allora, diciamoci come stanno le cose, diciamoci che questo è un paese irrimediabilmente conservatore e anche un po' bigotto, prendiamone atto e diamo a Renzi quel che è di Cesare.
Se invece la pensiamo diversamente, allora, è giusto che gli iscritti se ne vadano, è giusto che chi vuole intraprendere una strada autonoma se ne vada, è giusto che ci diciamo in faccia le cose come stanno.
Ognuno per la propria strada, con la consapevolezza della propria scelta e con la forza delle proprie idee.
Intendiamoci, io non voto Pd, mai votato, e quindi come direbbe Montalbano a Mimì in alcuni casi mi si potrebbe dire "...ma fatti i cazzi tuoi!!!'.
Ma penso che la Ditta, in mezzo ai proclami, ai messaggi tv dagli aerei, tra un the con Marchionne e l'altro e tra una promessa di riforma e l'altra, debba porsi qualche domanda e, occasionalmente, darsi anche qualche risposta.
E anche al paese.

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