lunedì 9 dicembre 2013

Se io avrebbi, potevo...forse...

Oggi è il giorno di Renzi e io parlo d'altro che è meglio.
Oggi è finita la sinistra in questo paese e rientriamo tranquillamente nei ranghi di un paese incapace di avere sogni, volontà, desideri e capacità progettuale, appiattendoci su un pensiero pseudo-liberale inseguendo la Tatcher e Blair, fino allo sfascio definitivo.
Ma non ne voglio parlare, ormai sono out su tutti i fronti e il mondo - almeno quello politico - è ormai patrimonio dei più giovani e quindi a loro il campo.

No, io volevo parlare di quanto discutevo ieri tornando dalla montagna, in auto, con mia moglie.
Che fa pendant con questo articolo, oggi presente su Corriere. it.

Ieri in auto, in un delirio di spese, file e deliri lessicali con i miei figli, a un certo punto Andrea dice a Bianca, parlando di non ricordo cosa:
- Insomma tu sei vulnerabilissima.
E io tra i denti commento con mia moglie:
- Voglio vedere quanti bambini a nove anni usano la parola vulnerabile per indicare una debolezza. O meglio, quanti bambini di nove anni usano in assoluto, o conoscono, la parola vulnerabile.
E poi Bianca, facendo una domanda a 'taglio' edile, al posto di usare la classica parola 'casa' usa edificio.
- I nostri figli parlano con proprietà di linguaggio - commento - e hanno un vocabolario decisamente ampio, per la media e per la loro età.
- Cosa significa, papà?, chiede subito Andrea raccogliendo la mia affermazione per approfondire.
- Significa che la maggior parte delle persone usano pochissime parole nella loro vita, professionale o privata, e che quindi sono molto limitati nelle espressioni e quindi nella loro capacità di analisi, e quindi avranno minori possibilità di affermazione nella società, gli rispondo.

Uno dei segni distintivi forti nella società appiattita di oggi è la capacità di esprimersi, di articolare in modo raffinato e circostanziato quelli che sono i pensieri e le proprie necessità.

Questo articolo conferma quello che ho sempre pensato. Non mi riferisco tanto allo spartiacque economico (importante ma non determinante) che trovo sia una forzatura, ma il fatto che se parli ai tuoi figli con attenzione, se cerchi di usare parole adatte ai concetti, senza generalizzare e appiattire tutto con un  linguaggio da show televisivo, o peggio ancora da social network, loro imparano a usare la lingua e il cervello con grande varietà e formidabile efficacia. E crescono con qualche possibilità in più.

Io li vedo, e li sento i compagni di classe di Andrea, incapaci di articolare un concetto più o meno complesso, per nulla sensibili a quello che li circonda, supini su una cultura massificata, becera e ignorante.
Non tutti, s'intende, ma la media è disastrata, è terribilmente preoccupante.
Io ormai lo dico ogni giorno.
Al mio paese non faccio più sconti.
Ha scelto questa strada - che non è la mia - quindi sparo a zero, senza tentennamenti e con molta presunzione.
Devo solo pensare a proteggere i miei figli e aspettare il momento - se ci arriverò bene, sennò ci penserà la loro madre - di vederli partire per lidi più civili e culturalmente più sensibili, alla ricerca di una vita con migliori e maggiori soddisfazioni.

Nessun commento:

Posta un commento

La porta (e l'olio)

Olio, tanto olio. In quelle pompette un po' vintage che ancora circolano oggi. In genere di colore rosso. Un pezzo di carta, un po'...