domenica 5 maggio 2013

Milano, Hollywood

A volte stare con i propri figli riserva sorprese formidabili, al limite dei libri di Liala.
Un sabato mattina, un sabato qualunque, in casa, in attesa della nuova lavatrice, una sorta di messia che risolverà tutti i problemi accumulati - sotto forma di vere e proprie colline di panni sporchi - in questi giorni di mancanza di tecnologia al servizio dell'igiene.
Mi ritrovo in sala con mia figlia - sempre più ragazza - alle prese con l'eccitazione dell'attesa della consegna.
E a un certo punto mi butta lì:
- Papà, sentiamo il cd con le musiche di Natale?
Io la guardo, un po' stralunato. Insomma è vero che la primavera stenta a farsi vedere, ma il clima natalizio è ormai passato da un pezzo e lanciarsi in canti natalizi - in inglese, perché noi siamo una famiglia all'avanguardia, mica dilettanti - all'inizio di maggio mi sembra un po', come dire, distonico. Ma siccome ormai comincio a conoscere mia figlia e le sue 'creatività' cerco di seguirla.
- Ok. Mettilo su tu, ormai ci arrivi.
Fa tutto lei, sfila, infila, schiaccia, e poi, comincia a ballare.
Io la guardo, lei si agita, si gira, si avvita, gioca, è una gioia per gli occhi.
Poi mi allontano, il telefono mi reclama, e la musica in sottofondo fa da colonna sonora.
La telefonata si conclude velocemente e sento Bianca chiamare:
- Papààà, vieni?
Io esco dalla stanza per andare in salotto.
Lei mi viene incontro, con un sorriso tutto un programma.
-Papà, balliamo?
Io mi congelo sul posto, come uno stoccafisso nel freezer. Io che sono presidente assoluto della lega contro il ballo...
Mi guarda come Grace Kelly in 'Caccia al ladro', io la guardo come Gary Cooper in 'Mezzogiorno di fuoco' e poi senza preavviso cominciamo in un lungo e appassionato ballo come fossimo Fred Astaire e Ginger Rogers.
Mi passa dietro, incrociamo le mani, passi di polca, valzer, twist e danza classica, tutto unito in un'unica canzone natalizia di ritmo assonnato.
Lei ride, io rido, e verso la conclusione - anche per salvare la mia schiena urlante - la prendo in braccio per un appassionato giro finale stretti stretti.
La musica svanisce, io la guardo e lei mi guarda, divertita e poi mi stringe al collo fino all'asfissia, bisbigliando - manco fosse Rita Hayworth in 'Gilda' - ti voglio bene, papà!
Ecco, io sono a posto almeno fino alla fine di questa maledetta primavera.
Felice.

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