lunedì 1 aprile 2013

Il problema è per chi rimane

Chi viveva in questa porca città anni fa e non si flagellava davanti alla tv tutte le sere, e aveva voglie di viverla Milano, gli capitava spesso di incrociare Jannacci.
Te lo ritrovavi spesso al Capolinea, locale storico del jazz meneghino, anni prima al Derby (era di casa), e poi alle Scimmie. E in chissà quale altro locale.
E poi c'erano i suoi spettacoli.
Io ho avuto l'onore di vederne due.
Completamente fuori, forse anche un po' bevuto, si agitava sul palco trascinando la platea in un viaggio nella sua musica che a ogni concerto cambiava, mutava, si stravolgeva senza soluzione di continuità.
Spesso ci si arrabbiava perché alcune canzoni quasi non le si riconosceva. Ma assistere a uno spettacolo di Jannacci era un toccasana per le orecchie e per la mente.
E poi il vero ricordo personale.
Una sera - nella mia vita passata radente il mondo dello spettacolo - eccolo comparire al tavolo di comuni amici.
Io completamente intimorito non credo di avere aperto bocca se non per i saluti iniziali e finali. Credo di aver passato la sera con i muscoli facciali addromentati e un un'espressione ebete fino alla fine.
Lui in grande serata, ci ha deliziati di chiacchiere, gossip, Milan, Milano, politica e mondo dello spettacolo/tv.
Una serata straordinaria, ancor di più perché inattesa, imprevista.

E poi un ricordo ancora più lontano, familiare.
Quel sabato mattina che mio padre mi ha accompagnato al negozio di dischi per acquistare "Vengo anch'io...", 45 giri che ho credo consumato nel mangiadischi riascoltandolo più volte e imparandolo a memoria. Chissà dov'è ora...
Comprare un disco, a quei tempi - almeno per me - era un vero e proprio evento, programmato e ottenuto dopo un lungo accerchiamento e scassamento di cabasisi ai miei che alla fine cedevano, come se mi dotassero di villa a Saint Tropez. Chissà perché, e non eravamo indigenti...

Ora che l'Enzo non c'è più, ovvio, si sprecano coccodrilli, ricordi per la maggior parte sinceri, e non so che altro.
Io so solo che questa città ormai sta svuotandosi delle voci e delle personalità più illustri, lasciando in vita solo il peggio di sè. Ma è troppo facile fare della spicciola polemica da bar.
Lui era un grande, un genio dello spettacolo e un raffinato musicista.
Ricordiamolo così.

Nessun commento:

Posta un commento

La porta (e l'olio)

Olio, tanto olio. In quelle pompette un po' vintage che ancora circolano oggi. In genere di colore rosso. Un pezzo di carta, un po'...