lunedì 8 aprile 2013

Al mondo per lasciare un segno

- Dottore, cxxxo, sono oltre 10 giorni che ho la febbre!, gli sparo a brutto muso in una telefonata esasperata. Manco avessi la malaria, la peste, la lebbra...tutte frullate insieme in un'unico contagio 3x2.
- Cosa ci vuole fare, ha l'influenza e non è più un ragazzino. Segua i suoi tempi e guarirà, mi risponde irritato.
- È la prima volta che la sento e mi accorgo di avere come medico di base un filosofo-asceta che insegna al prossimo come vivere invece di curarlo. Andiamo bene!, gli rispondo piccato.
- Senta, la pianti, mi risponde. L'antibiotico non glielo do, va bene? Non insista, non le servirebbe a nulla e lo stato avrebbe una spesa inutile che di questi tempi proprio non serve. Quando sarà guarito faccia gli esami che le ho prescritto e me li porti. Fino a quel giorno non si faccia né vedere né sentire. La saluto.
Un medico filosofo, asceta e amante dello spread pure!
Non cela posso fare...

Ecco, dieci giorni di influenza che mi stanno ammazzando, oltre ad accelerare quel processo di smantellamento cerebrale già in atto da tempo e che mi accompagnerà nella tomba.
Sono fisicamente spossato, prosciugato, alle soglie dello spegnimento.
E in quei momenti di relativa lucidità - come questo - mi rendo conto che il mondo gira lo stesso, che la mia azienda va avanti, che i miei figli crescono, che il governo non si fa lo stesso...
Insomma, è in questi momenti che ti rendi conto che in fondo siamo solo un piccolo e inutile granello di sabbia che anche se viene a mancare, la spiaggia non ne risente.
Da una parte la cosa è triste, dall'altra ti procura una gran sollievo e un senso di libertà assoluta.
Bello non contare una mazza!

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