domenica 23 dicembre 2012

La chiamavano la Stalingrado d'Italia...

Una storia gloriosa, partita da lontano, con gli scioperi alla Breda che furono determinanti per creare la coscienza antifascista e fondamentali per incrinare la 'granitica' forza del regime.
Per arrivare alle lotte di fine anni '60 e alle straordinarie conquiste politiche e civili a seguire.
Questa era Sesto S. Giovanni, culla di una sinistra decisa e solidale, di un tessuto sociale difficile ma legato indissolubilmente, unito.
Almeno fino a quando qualche sindaco farfallone ha cominciato a farsi gli affari propri, intaccando quell'equilibrio militante.
Almeno fino a quando la tv ha cominciato a bersi i cervelli già in pappa.
Almeno fino a quando il mondo, e questo paese - spesso avanguardia delle peggiori tendenze - hanno deciso che il denaro è tutto, l'egoismo è assoluto e la vita è solo una conquista del suv de noantri e un posto al sole di qualche canale tv.
E quindi oggi Sesto, una volta cintura di Milano e oggi quartiere periferico della grande città lombarda, assomiglia sempre di più alla sua madre adottiva, e ci propone quanto di peggio, quanto di più volgare e quanto di più doloroso si possa pensare.
Leggete qui.
Non tutti sono uguali, non bisogna fare di erba un fascio, non si deve generalizzare.
Ma queste cose sono 'consentite' perché il tessuto sociale è fertile, perché la pochezza delle menti le rendono possibili, perché ormai non ci si indigna più.
Tristezza, soprattutto perché questa violenza viene perpetrata ai danni di un anziano signore con problemi fisici e di salute.

Oggi tutti si scagliano contro la Casta, e forse a ragione.
Ma la maggior parte - ex elettori della destra di più bieca che ci ha portato a questo disastro oppure qualunquisti di ogni risma - sono solo arrabbiati di non essere parte del banchetto.
Basterebbe invitarli al desco e tutto si placa.
E infatti quando l'anziano vicino ha bisogno di un carrello per superare quelle poche scale tutti, all'unanimità!, gli votano contro.
Cosa c'è di peggio?

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