giovedì 20 gennaio 2011

Senza fare un plissè

Siccome amo parlare di cose serie, parlo di bambini. I miei e non solo.
Lo spunto oggi è una notizia su Corriere.it oggi, che riporta i risultati di un'indagine realizzata da una società ceca che produce software.
Prima dell'avvento dei computer
Il lavoro aveva l'obbiettivo principalmente di come e quanto evolve il rapporto tra i bambini di 2/5 anni e la tecnologia e quali conseguenze ha sulle loro capacità di apprendimento di azioni più 'tradizionali'.
Le conclusioni, ovvie, sono che i bambini in questione, da qualsiasi parte del mondo provengano, dimostrano una dimestichezza straordinaria verso la tecnologia anche più avanzata, a scapito, per esempio, della più normale necessità di allacciarsi le scarpe.
È naturale che l'introduzione della gestione tattile delle macchine, aiuti in modo esponenziale chi fa dell'uso delle mani la cosa più istintiva al mondo.
Ma è anche altrettanto naturale che chi è ancora 'tabula rasa', chi non è ancora influenzato dall'esperienza, dalla storia e dalle consuetudini, riesce con maggiore facilità ad affrontare il nuovo.
Pilù si aggira facilmente tra computer e IPad, come con gli IPhone, anche se comincia a farsi domande, troppe, a scapito dell'immediatezza e quindi della facilità d'uso.
BiBì è una potenza della natura.
L'uso dell'IPad in particolare è embedded, potremmo dire, insito nella sua natura di bambina del mondo.
Apre e chiude, avvia app dei giochi, impara da sola comandi, allarga e richiude le immagini senza che nessuno le abbia insegnato a farlo, schiaccia pulsanti, ascolta musica...
Entrambi comunque sono uno spettacolo.
Avendo genitori che per lavoro devono essere al passo dei tempi, che sono dotati di tutti le più innovative diavolerie del momento, tutto diventa più semplice, ma è chiaro che l'età aiuta, e molto.
La domanda è quando queste facilità e innocenza scompariranno per fare spazio al ragionamento, agli interessi, ai dubbi, alle convenzioni.
Sicuramente prima di qualche adulto ancora tanto allo stato adolescenziale da cercare la compagnia di coetanei per giocare al famigerato 'dottore'.

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