martedì 25 gennaio 2011

Due diligence

Al ritorno dai nonni, oltre cortina, in auto.
Io e Andrea, meravigliosamente soli, parlando felicemente tra uomini.
- Papà, quando vendi l'azienda diventi ricco?
Hanno una capacità di penetrarti il cervello come un laser, i bambini. Visto che pochi secondi prima stavamo parlando di Lego, Stars Wars e Luke Skywalker...
- Beh non è un problema di adesso. Quando succederà vedremo.
Andrea sta cominciando a capire le 'dimensioni' delle cose, del loro valore. Facendo, naturalmente un caos pazzesco perché non ha ancora parametri di grandezza stabili.
- Ti daranno almeno mille euro, forse duemila!!! pensando alla cifra massima che riesce a contemplare.
Sperando di racimolare qualche euro in più in futuro, lascio perdere, cerco di far cadere il discorso.
Ma lui, con una sterzata strategica degna di un grande manager di Wall Street, cala l'asso.
- No, facciamo così.
E io comincio a tremare.
- Tu l'azienda non la vendi. Ci vengo a lavorare io così quando sono grande non debbo cercare lavoro.
L'altra sera si parlava, come è normale che sia in questo paese allo sbando, di disoccupazione, in particolare per i giovani e Andrea chiedeva lumi in merito.
- Anzi facciamo così. Veniamo a lavorare sia io sia Bianca.
Così siamo a posto. Una vera occupazione!
Mi salgono i brividi lungo la schiena pensando a miei figli alle prese con il lavoro, le dinamiche allucinanti che lo regolano, le lotte, le leggi...
Una cosa mi consola. Con l'età che ho, quando loro saranno alle prese con le vere questioni della vita o sarò rincoglionito totale e forse occupato, in qualche girone infernale, a spalare carbone.
Teniamo duro? Teniamo duro!

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