sabato 3 luglio 2010

Tristezza infinita

Che pena, diffusa e reiterata. Una sensazione ormai che la politica sia completamente scomparsa, aldilà del teatrino romano delle dichiarazioni quotidiane.
Prima la cosiddetta finanziaria, la manovra, come si suol dire, le correzioni, i finti conti, gli annunci, i rimproveri, le retromarce, le sparate...
Poi i dibattiti. Tutti esprimono le loro opinioni - ne avessero, almeno - tutti sparano, commentano.
Poi la sensazione, molto vicino alla realtà, che tutto quello che viene discusso, detto e ridetto, non esista, sia diverso dalla realtà, sia marginale, sia falso.
Poi, oggi più che mai, che siamo ormai a una svolta.
Questo governicchio di incapaci, questa gruppetto di 'sistemati', questa casta inelegante e volgare, comincia a scricchiolare.
Non perché Fini sia diventato un 'compagno', o perché qualcuno abbia compreso il significato nobile della parola Politica. No, per nessun motivo nobile.
Semplicemente molti stanno comprendendo che andando avanti così non solo la barca affonda, e quindi il paese, ma soprattutto, al contrario della letteratura romantica, il capitano, dopo aver sbagliato tutto, ma proprio tutto, e cercando solo di salvare se stesso, sia l'unico che si salverà, a discapito dei peones portaborse che si sono abbeverati per anni alla fontana dell'antipolitica.
L'altro giorno, credo su Il Fatto, leggevo un articolo che mi ha fatto pensare e scatenare, quindi, il pensiero che maldestramente sto esponendo in questa nota.
L'articolo poneva l'attenzione sul fatto che tutte le attività contestate al presidente si siano risolte per lui in galanteria, con però una serie di persone che hanno pagato in prima persona, a livello penale e soprattutto personale.
Previti, Mills sono gli esempi che mi vengono in mente ora. Ma ce ne sono altri. Molti.
Forse gli altri, alleati o semplici conoscenti, cominciano a farsi qualche domanda.
Qui, cari lettori, sembra crollare tutto senza che crolli nulla.
Hanno una maggioranza schiacciante, eppure non riescono a concludere nulla, tranne che smantellare lo stato, e scusate se è poco.
Continuano a gestire la cosa pubblica come una faccenda privata, in una sequela di fuochi incrociati, sgambetti, fughe, abbracci, coltelli nella schiena.
Dopo decenni di correnti Dc, veri e propri partiti dentro il partito, oggi abbiamo le gang, le bande, quelli che si guardano storto, quelli che amano la pasta, quelli che odiano il risotto... uno scenario triste e ammorbante.
Speriamo che presto finisca questo periodo buio, che questo paese si risvegli, si ricordi dove stia di casa la dignità e un minimo di senso dello stato.
Speriamo che ci si renda conto che la vita non è fatta solo di un paio di tette, di qualche centinaio di euro in più in tasca e di una bella fiction su Canale 5.
Neanche più al calcio vinciamo...

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