lunedì 14 giugno 2010

Ordineee!!

Eh, magari...
Questo week end è stato all'insegna del non-controllo.
Gli Squali mi hanno fatto impazzire e io, per difesa, ho abbassato tutte le guardie.
Ma una guardia, abbassata, è molto, molto pericolosa, con bambini intorno.
Sto parlando dell'ordine, quello fisico, l'opposto dela caos, o come dice chiaramente BiBì, del casino totale.
A un certo punto non ne potevo più e ho cominciato lasciar correre, a non tenere il controllo di tutto.
Risultato?
La casa era letteralmente coperta di giochi, fogli, gormiti, costruzioni di diversa dimensione, libri, pennarelli, matite, palle, palline, pallette, bambole, racchette da tennis, pupazzi di ogni forgia e forse anche qualche avanzo di biscotto o pane ammuffito.
Un disastro? Peggio! Da indagine dei Carabinieri e Ufficio d'Igiene in un'azione congiunta contro la delinquenza organizzata.
A un certo punto non ci ho più visto.
Come sempre scatta tutto in pochi secondi e dal pensiero all'azione il tempo si conta in centesimi.
Comincio a mettere a posto, in modo sistematico.
La camera degli adulti.
La camera dei bimbi, terreno di infinite battaglie e di interminabili cantieri.
Il bagno, anche quello non risparmiato dalla furia omicida dei farabutti in crescita.
Poi viene il salotto, il maledetto salotto.
E' coperto letteralmente di gormiti.
Quelli del mare direttamente sul pavimento che essendo azzurretto bagno della stazione, funge magistralmente da sfondo oceanico per le imprese acquatiche.
Quelli della foresta occupavano un angolo lontano, un po' sugli scaffali della libreria e un po' su un finto bosco arrivato in casa non si sa da dove.
Quelli della terra avevano come area operativa il tappeto, ormai ridotto peggio del deserto del Kuwait dopo il ritiro delle truppe di Saddam Hussein.
Quelli dell'aria purtroppo non volteggiavano liberi fuori dai piedi, ma giacevano a fianco di quelli della terra.
E poi i cattivi signori del vulcano.
Dov'erano i cattivi, e questo punto pure fetenti, signori del vulcano?
Tutti intorno alla poltrona, che fungeva da montagna vulcanica e quindi da punto di riferimento geografico per la lotta tra il bene e il male.
Io furibondo, dopo quella vista, comincio incazzoso come pochi a fare pulizia.
Ma non c'è posto letteralmente per i piedi.
Comincio a barcollare, cerco un punto per appoggiare un piede senza che venga perforato da una chela di qualche mostro marino, lo trovo, ne cerco un'altro per l'altro piede, che pericolosamente comincia a pendolare, sondare, ondulare fino a quando il peso e la sempre minore agilità mi fanno perdere l'equilibrio.
E il mio piede, maledetti Squali!!!, ricade pesantemente nell'unica zona apparentemente libera, cioè quella vicina alla poltrona. Zona apparentemente libera, ma di fatto occupata dalla poltrona stessa.
Lo scontro è inevitabile. Il mio piede sbatte violentemente contro questo miraggio del conforto.
Sentro un crack. Un male lancinante. Il secondo dito del piede destro, insieme a me, caccia un urlo disumano.
Gli Squali accorrono trepidanti, li rispedisco velocemente in camera loro per evitare omicidi dolorosi, mi prendo il piede in mano e comincio un dialogo violento e crescente con tutte le divinità che il pianeta è riuscito a partorire da quando l'uomo è presumibilmente sapiens.
Male, malissimo, super-male.
Ora ho un dito viola, rotto nella falange, che quasi mi impedisce di camminare.
L'uomo si realizza con la paternità.

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