lunedì 28 giugno 2010

Lui, lei e l'Altro. E l'Altra? (dieci)

Credete che la cosa abbia avuto un seguito?
No, il dialogo finisce qui.
Nessuno dei due aveva voglia, animo direi, di andare avanti.
Lei, in sensibile difficoltà, non sapeva più che dire. Voleva solo uscire di lì, scappare con le gambe in spalla. Non dover più rendere conto a niente e nessuno.
Lui, invece, per un sano e innato sadomasochismo, avrebbe voluto sapere di più, capire di più, intruffolarsi di più. 
Il problema, l'aspetto fondamentale, è che ormai tutti e due si rendevano conto che tutto era stato detto, che non serviva dire dell'altro.
E lo capirono con uno sguardo, solo con quello.
Si fissarono a lungo. Si studiarono.
E improvvisamente ognuno, quasi ci fosse un regista con il megafono alle loro spalle che impartisse tempi e scene, si girarono e ognuno si avviò a conquistare un suo spazio in casa.
Così, senza altre parole, senza conclusioni. In silenzio. 
Un silenzio triste, definitivo, tombale.

Mamma mia, che brutta fine.
E ora?
Che faranno i nostri due protagonisti? Che decidono di fare? Si lasciano?
Per ora nulla, è sera, e separarsi dopo anni, di sera è controproducente. 
Nei film lui se ne va a dormire in albergo. Lei torna da sua madre - negli anni cinquanta, oggi va da un'amica a piangere, a raccontare, a parlare.
Nella realtà ognuno si ritira a meditare, sperando che sia l'altro ad andarsene, in modo da conservare almeno la casa.

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