giovedì 3 dicembre 2009

Prendi tutto ma non il mio Breil

Dio mio che notizie drammatiche!!
Ricordo un film, classica commedia brillante anni '60 americana, che affrontava il tema.
Ma leggere, come riportato qui, che il 25% dei poveri nelle mense sono divorziati, fa una certa impressione.
E immagino, scusate se prendo le parti, la maggior parte di questi siano uomini, in genere 'condannati' a versare alimenti allucinanti, regalare case e dissanguarsi per mantenere mogli (in genere il coniuge debole, così mi sembra si definisca a livello legale), status altrui e quant'altro.
E chi non ci è passato?
Ti ritrovi un giorno a non poter più sopportare una convivenza con una persona che non ami più. Ti ritrovi a dovere 'necessariamente' rifarti una vita lontano, da un'altra parte, via da tutto e tutti.
E allora pensi, che sia un tuo diritto, che non obbligatoriamente sia perché ci sia del dolo o della malafede o un'amante di vent'anni che ti tiene in piedi: semplicemente perché è finita.
E altresì pensi che si è persone adulte e ragionevoli e che ci si possa comprendere, spiegare, lasciarsi con po' di eleganza, mettendosi daccordo.
Invece, scusate questa è almeno la mia esperienza, ti ritrovi a dover giustificare le tue scelte di fronte ad avvocati, a un tribunale, e in genere a dover pagare tutto, rinunciando a tutto, perdendo tutto.
Te ne vai? Allora paghi.
Se ne va lei? Paghi lo stesso tu.
Sono di parte lo so. Il mio caso è mio e basta, ma in genere, la legislazione e la common law pendono pericolosamente verso la tutela della componente femminile nell'eventuale causa di divorzio, a discapito di quella maschile.
Questa è storia, della giurisprudenza.
E dopo 'rifarsi la vita' è durissimo, difficilissimo, faticosissimo.
Insomma, se di colpa si deve parlare, dopo la paghi, la paghi maledettamente, con interessi salatissimi.
E rimettersi in sesto è molto, molto complicato, non solo dal punto di vista economico, anche a distanza di tempo.
Un giorno dovrò raccontare tutto a Pilù e a BiBì.
Chissà cosa penseranno...

2 commenti:

  1. Sarà... ma guarda che cambia tutto se ci sono o meno i figli.Se vieni o meno da una classe inferiore, borghese o alta. Una mamma separata che vive sola coi figli (come me)e che ha un salario medio basso,deve farsi carico, al dilà dell'assegno di mantenimento che di solito è pittosto ridicolo, di un mare di cose che non sono mai considerate nè "monetizzate":ovvero:l'affitto di una casa decente e adatta al numero dei bambini, dei consumi (luce, riscaldamento,acqua, detersivi e consumi della lavatrice e degli elettrodomestici, benzina e consumi auto( il tutto moltiplicato per il numero e le esigenze dei figli) DEL LAVORO DOMESTICO E DI GESTIONE del tempo personale in rapporto ai bisogni DELLA FAMIGLIA: cosa che il "povero" padre che vive solo non fa . Dopo otto, dieci ore di lavoro, c'è ancora un'infinità di obblighi e fatiche da affrontare (già solo peri bimbi:piscina comunale,amichetti,acquisti per la scuola,viveri e cucina etc); se la domestica non puoi permettertela e nemmeno la baby sitter che li guarda mentre lavori quando stanno male (io perdo intere giornate di lavoro non pagate, cioè soldi, per stare a casa con la bimba di due anni quando è malata)ti assicura che la vita è veramente rock and roll. Senza contare che la vita personale, dopo, quasi non esiste.Vivere soli,caro uomo, è tutta un'altra cosa. Premetto che non rinuncerei mai ai miei figli: ma sappi che vivere soli costa molto meno in soldi e fatiche, e che se per me stessa da sola non ci fossero i soldi per mangiare, o per scaldarmi, o per vestirmi o uscire, ciccia. Farei lo stesso anche se di malumore. Un panino, una coperta e via. Ma se con la madre ci sono i piccoli, bè mi dispiace ma mi sembra del tutto naturale che a rinunciare alle comodità sono gli adulti:solo che le mamme che se ne occupano pagano sempre in lavoro,fatica e vita privata inesistente; i padri, e solo qualche volta, in denaro. C'est la vie...Dici di essere di parte.
    Non sei solo di parte, sei un uomo. In più, che non ha mai fatto l'esperienza della vita quotidiana di separato con figli, evidentemente (solo coi figli occasionalmente o in vacanza o per il fine settimana è tutt'altra cosa). Io lavoro e guadagno come segretaria di un avvocato, 1050 euro al mese.Il mio ex mi passa 200 euro al mese per la bambina. Tutto il resto, è secondo la sua coscienza:cioè uguale a zero. Compresa la retta dell'asilo nido (da povero) che costa solo 300 euro al mese(privato perchè nella provincia di Roma i servizi alle famiglie sono inesistenti) e che mi permette di andare a lavorare.Alla faccia delle pari opportunità, del diritto al lavoro per le donne, della bigenitorialità e di tutti i bei principi che raccontano di padri e uomini vittime e sofferenti... Stasera, dopo l'ufficio, ricomincio come sempre in pizzeria, a nero, durante il weekend,a servire pizze a chi sta meglio di me. La piccola a casa con la nonna, la madre a fare extra per guadagnare il necessario e i soldi per le giostre di domani,il padre forse da qualche parte a ingozzarsi di pizza e a bere con gli amici dopo il cinema....
    Ti abbraccio.

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  2. Carissima Claudia, ribadisco, questa è la mia esperienza. Lungi da me generalizzare. Ogni storia è una storia a sé, è vita vissuta dai protagonisti, buoni o cattivi, bastardi o angeli. Una cosa sola le accomuna: il dolore, i pianti, la solitudine, le colpe. L'importante è andare avanti.
    Tieni duro.
    Un abbraccio forte a te
    p

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