domenica 14 giugno 2009

Ciao Ivan

Dio mio, il tempo passa e te ne accorgi perché quelle persone che hanno passato con te una parte della vita se ne vanno.
Ivan della Mea ci ha lasciato. Cantautore, scrittore, promotore culturale, militante politico. Cofirmatario dell'appello alle ultime elezioni europee per sostenere il voto comunista.
Di lui, toscano trapiantato a Milano, ho un ricordo nitido, personale.
1974, 1975 o forse più tardi, alla Palazzina Liberty, al tempo uno dei centri alternativi della cultura e dello spettacolo grazie all'opera e all'azione di Dario Fo e Franca Rame.
Era una manifestazione, al pomeriggio di una domenica assolata, a sostengo di una iniziativa di lotta. Una manifestazione come tante, all'epoca.
A differenza di quanto vi raccontano, gli anni '70 erano sì duri e puri, ma ci sapevamo anche divertire, cantando, ballando, giocando, facendo l'amore (e altroché). E pensate che non c'erano né Facebook e neanche gli happy hour, guarda un po'...
Comunque ricordo che durante il pomeriggio in cui si alternavano diversi gruppi che andavano alla grande nell'arcipelago politico del tempo, arrivò lui, senza preannuncio, facendo una sorpresa anche agli organizzatori.
Cantò per mezz'ora, canzoni sue, canzoni famose di lotta, canti partigiani.
Ma concluse con un Internazionale che mi ha sempre accompagnato in questi anni. Lui, solo, con la chitarra, realizzò una versione del canto di lotta più famoso al mondo, facendola uscire dagli schemi marziali e militareschi ai quali eravamo abituati. Ci librò un Internazionale sommesso, sussurrato, con una base musicale fatta di arpeggi e suggestioni.
E immaginate, tutti in piedi, pugni verso il cielo e lacrime agli occhi.
Questo per me è Ivan delle Mea.
Ps. Più di metà di quelli che alzavano il pugno allora, oggi votano gli amici degli amici...

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