mercoledì 25 giugno 2014

Fategli...

Prendete un uomo.
Grande, grosso, più di novanta chili.
Faccia buona, simpatica, occhiali, capelli grigi praticamente da sempre.
Diamogli un'età, oltre i 55.
Sposato, due figli, adottati, dopo anni di tentativi, visite e verifiche.
Un amico, di molti.
Un brav'uomo, superficiale nelle cose di nessun valore, ma profondissimo quando i giochi si fanno seri.
Uno stupendo narratore di favole, di storie vere, di macchine e di avventure.
Un milanese 'verace', sia nell'accento, sia nella voglia di fare, sia nella disponibilità verso gli altri, sia nella parlata, intercalata da espressioni tipiche meneghine.

Prendete quest'uomo, vestitelo di tutto punto - con il suo stile, si intende, pantaloni spesso jeans, camicia, giaccone/giacca a vento, mai una cravatta.
Fategli preparare la colazione per i figli, fategli svolgere quelle abitudinarie operazioni di ogni giorno, dispensare battute, raccomandazioni.
Fategli prendere accordi con la moglie per la giornata - stasera pizza? la prendo io...
Fategli portare la moglie al lavoro, visto che il tempo regge e con la moto si fa prima ad andare in centro.
Fategli dare un rapido bacio alla consorte con la raccomandazione di non fare tardi.
Fategli mettere il casco, infilare le chiavi nel cruscotto della moto, schiacciare il bottone dell'accensione.
Fategli pensare che fa un bel caldo e che in moto un po' di sollievo lo si cattura.
Fategli pensare alla strada per andare all'appuntamento che aveva non molto distante.
Fategli mettere la freccia, girare la manopola del gas, infilarsi nel traffico infernale della città sempre più caotica.
Fategli quasi raggiungere il luogo dell'appuntamento.

E poi in pochi secondi tutto svanisce, il cuore cede, la moto striscia sull'asfalto rovente, il corpo gigantesco si accascia,  si arrotola, e dopo un tonfo si ferma immobile.
Ecco, una vita di uomo buono si è dispersa nel vento.
Per sempre.
Resta solo il dolore, la solitudine, il rammarico delle cose non dette, non fatte.
Resta solo un terribile silenzio, in una sala fredda e bianca.
E restano solo quelli che rimangono, persi e sgomenti.
E forse, dopo, restano i bei ricordi di una vita passata insieme, da amici veri.
Ciao Giorgio.

1 commento:

La porta (e l'olio)

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