lunedì 24 marzo 2014

Giù la maschera!

Leggo - un po' sconvolto - domenica sul Corriere della Sera (quello vero, cartaceo), un articolo che sancisce l'ultimo dei tabù a cadere.
Forse il peggiore, il più orripilante, quello che decisamente sconvolge la vita di ogni genitore pensante e che si fa qualche domanda.
L'articolo ci racconta di uno studio dell'università di Parigi (la Sorbona? non ricordo) che ha di fatto 'dimostrato' che il genitore - quando ha più figli - ha un preferito assoluto.
Gran parte dei genitori intervistati e analizzati nel tempo hanno, sebbene all'inizio abbiano negato con forza l'esistenza di alcuna preferenza per i figli e di un affetto maggiore per uno rispetto all'altro, alla fine dell'analisi hanno ammesso, in forme diverse, che la preferenza esiste.
Una preferenza che non necessariamente porta a atteggiamenti patologici o a esclusioni forti nei confronti del figlio 'di seconda scelta', ma che porta sicuramente a un atteggiamento diverso, ad aspettative diverse e ad affetti differenti.

Brutto no?
Io non so cosa pensare.
Con mio figlio è più facile avere a che fare, avere un rapporto, dialogare, anche se in questo periodo pre-adolescenziale sta diventando di un faticoso spaventoso. Con Bianca è sempre tutto più difficile, anche se sempre meglio rispetto al passato, e soprattutto il mio rapporto con lei è in una continua altalena, e la spinta o meno la dà solo e sempre lei.
Ma non per questo - cerco di essere obbiettivo e soprattutto onesto con me stesso - ho mai pensato, o peggio constatato, di avere affetti, disponibilità, amore differenti verso i miei figli.
Li adoro e li mal sopporto entrambi alla stessa maniera, a seconda dei casi, degli episodi, della vita quotidiana.
Ma li amo entrambi, come la vera gioia della mia vita.
Quindi?
Quindi boh, sono perplesso, molto perplesso dello studio francese e come sempre diffidente rispetto a questi viaggi nella mente umana che hanno, tra gli obbiettivi, quello di essere pubblicati e quindi alla ricerca di visibilità, pubblicità e popolarità.

Comunque, un pensiero più sottile e terribile, mi solletica le poche cellule grigie che ancora funzionano.
Sto notando in giro, leggendo, ascoltando, che spesso e volentieri si ricercano segnali di una sorta di imbarbarimento della mente umana, come se qualcuno volesse dimostrare che l'uomo, in fondo, sempre un animale è, e che tutte le infrastrutture sociali che si è costruito nella sua storia non sono altro che eleganti paraventi che nascondono una realtà molto meno sofisticata ed evoluta.
'L'uomo è una bestia!!' urlava Bacardi in Alto Gradimento, ormai 30/40 anni fa.

Questa sensazione è fastidiosa e più mi informo e più mi accorgo che spesso l'imbarbarimento della società in cui viviamo obbliga molti a spianare la strada a tesi come queste.

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