mercoledì 9 gennaio 2013

Un peso in delicato equilibrio

'Gobba la madre, gobbo il padre, gobba la figlia della sorella, era gobba pure quella...la famiglia dei Gobbon!"
Questa canzoncina girava spesso e volentieri tra noi bambini degli anni '60, non in contrapposizione ai Beatles o ai Rolling Stones, ma semplicemente come una di quei divertimenti canori tipici di quell'epoca.
Questa è più o meno, per tornare ai tempi nostri, la situazione che la premiata famiglia si trova oggi.
Dopo aver speso le vacanze natalizie a letto con l'influenza, ora è il resto della famiglia che è completamente distrutta da malattie, cagotti vari e vomitini di tutte le specie.
Un disastro. Un'emergenza sanitaria, sto quasi per chiamare l'Onu.
Il rientro a casa è quanto di più sofferente - da parte mia! - un umano possa sopportare.
Una tossisce, l'altra si lamenta per la febbre e il principe ereditario sdraiato in bagno abbracciato al water e alle prese con il proprio di scarico.
Un delirio.
Io cerco di strisciare lungo i muri, di respirare più lento di Maiorca quando si immergeva a Pantelleria, e soprattutto di avere il minimo contatto possibile con tutti.
Stasera la tattica sarà questa:
- entro in silenzio
- faccio la cena a tutti
- mangio velocemente
- rilascio qualche informazione di conforto al Lazzaretto tutto
- mi chiudo in bagno disinfettando tutto con alcool puro (forse gli dò pure fuoco)
- esco a caccia di aria pura - si fa per dire... - e libertà per la mente.

È inutile, sono come mia madre.
Quando qualcuno era malato in casa lei si innervosiva subito, cominciava a trattare tutti a pesci in faccia, aggirandosi per la casa chiedendo ripetutamente in modo antipatico:
- Allora, cos'hai? Perché stai male? Cosa vuoi? Vuoi mangiare? Vuoi dormire? Allora dormi!! E prendi 'sta medicina e falla finita.
Santa donna...
Io, dopo questo training siberiano ripetuto per tutto il periodo che ho vissuto con i miei, sono diventato come lei: non sopporto avere malattie intorno. Ma faccio di più. Ho elaborato una sorta di par condicio della salute.
Quando sto male, caccio tutti fuori dai piedi, non sopportando niente e nessuno.
Voglio solo morire in pace, da solo. Nel caso risorga - fino a ora la cosa ha funzionato - allora mi ripresento io, quando lo voglio io e dove dico io.
E non voglio sentire domande inutili...
Almeno non sono di peso.
Almeno durante la malattia.
Prima e dopo non so...


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