venerdì 18 gennaio 2013

Ma è il padre, non il nonno...non lo vedi?

A 'sto punto bisogna convincersi, eccheccavolo!
Lo dicono anche gli psicologi della rivista 'Psychological Science', a quanto pare pubblicazione molto ascoltata nel dibattito che ruota intorno alle menti, all'uomo nella società moderna e all'evoluzione antropologica. Almeno credo. Non sono un suo lettore e in genere prediligo argomenti diversi.
Ma questo articolo de La Stampa mi chiama in causa e reclama la mia attenzione. Anche perché figura uno scenario in cui io dovrei essere al massimo del nirvana e della soddisfazione, emotiva e intellettuale.
Allora il concetto è questo.
Chi è più felice?
E tra i più felici, chi è il più felice dei felici?
Io..., cioè la figura del padre.
E la figura del padre che ha qualche anno in più della media - qualche anno in più è un eufemismo, ma ci si deve pur difendere, no? - sono i felici tra i più felici.
Una rivelazione sulla via Damasco!
Un fulmine a ciel sereno!
Un vero e proprio sconquasso dell'anima!

Ora si può fare della facile ironia, si può guardare queste conclusioni dall'alto sapendo che in fondo è tutto un gioco, ci si può anche irritare per queste facilonerie mascherate da indagini socio-scientifiche, ma alla fine uno si ferma un attimo, pensa a se stesso, si guarda un po' dentro e non può che concordare con quanto la ricerca conclude.
Io non ho scelto di fare i figli in età 'avanzata' - Andrea a 47anni e Bianca a 50! - ma la mia vita, e alcune decisioni (forse sbagliate) mi hanno portato a questa situazione.
Ricordo con mia moglie le discussioni su fare o non fare i figli, soprattutto dopo la nascita di Andrea. Bianca è arrivata un po' 'meno pianificata', ma comunque a seguito di una scelta di averla.
Fatica immane?
Mah, i figli sono un impegno sociale, economico, organizzativo e finanziario enormi, soprattutto perché noi abbiamo poco aiuto dalla famiglia che è ormai decimata oppure decisamente lontana.
Tutti i giorni mi sveglio con il terrore vero e proprio che qualcuno stia male e che quindi quello che con grande acutezza mia moglie - l'unica che ha questa capacità, bisogna ammetterlo - ha organizzato vada a farsi fottere in un amen.
E poi i costi, le vacanze, la logistica, gli abiti, le scarpe, i giochi, le feste, la tv, il computer, la sveglia al mattino, le urla, i litigi, i giochi, le delusioni, gli amici...
Tutto normale, uno dice, è la vita.
Vero come l'oro colato, ma c'è un ma.
Il vero e unico problema, o comunque questione veramente rilevante e strategica, è la loro educazione, il loro futuro, il loro successo nella vita, trasmettendo loro i messaggi giusti.
Per questo una paternità 'avanzata' offre - forse - qualche garanzia in più.

E poi lasciate che mi sciolga un po'.
Gli anni passano, e da un po' di tempo a questa parte, a una velocità inquietante.
Ormai gli anni che ho vissuto sono matematicamente di più di quelli che vivrò in futuro.
E non so se augurarmi di arrivare ai 110 anni, l'esatto doppio di quelli che ho oggi, sia una bella cosa
Ma una certezza ce l'ho.
Visto che il tempo si assottiglia e la consapevolezza di non essere immortale è ormai una realtà acquisita, oggi riesco a godere anche degli attimi più difficili. Con fatica ma lo faccio.
Oggi, rispetto a qualche anno fa, sono sicuramente più sereno e più consapevole di star vivendo il momento più felice della mia vita, anche e soprattutto grazie ai miei figli.
Io sono un eterno irrequieto e insoddisfatto, ma so riconoscere le cose belle, la felicità e l'amore sconfinato che si prova verso i propri figli e che loro ricambiano in modo assoluto.

Oggi io sono preoccupato, terribilmente preoccupato per il futuro di questo mondo e quindi di quello dei miei figli.
Ma sono certo di una cosa: il mondo con loro protagonisti è già migliore e lo diventerà sempre di più. Lasceranno il segno.
Spero solo di avere il tempo, davanti a un caminetto e un bel libro in mano, di poter assistere allo spettacolo.


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