giovedì 18 ottobre 2012

Disimpegno totale

Dopo mesi che non scrivo nulla, uno si aspetta - prima di tutto il sottoscritto - che se si riprende lo si fa con un minimo di discrezione intellettuale, di scelta oculata dell'argomento.
Insomma uno si aspetta, dopo che sono finite le 'vacanze', che quando si rientra si sia freschi, appassionati, profondi e con tanta voglia di fare.
Invece niente, ma assoluto.
Quello di cui voglio parlare - e non so bene il perché - è di una fiction alla tv.
Io seguo poco la programmazione televisiva. Non ho satelliti, abbonamenti diversi, non ho la tv on demand e ho ancora un televisore con il tubo catodico. È di fatto un monitor per vedere dvd con gli Squali o film per noi, e poco di più.
Io da buon intellettuale disorganico di sinistra veramente democratico e progressista guardo prevalentemente RaiStoria, Rai5 e quando trovo qualche film o datato o che mi ispira.
Ma poca, poca davvero.
Sono incappato per caso settimane fa in una fiction (definizione che fa tanto figo...), che significa di fatto una storia a puntate in cui la vicenda, senza senso, si trascina di settimane e in settimane, con ogni episodio che fa storia a sé.
La finzione in questione si chiama 'Sposami', un nome e un programma.
L'ho visto già iniziato. Quello che ho inteso dalle due puntate su cui sono inciampato è che i due protagonisti sono separati, in attesa di divorzio, ma per qualche strano motivo lavorano insieme in un'agenzia che organizza matrimoni.
Ieri sera, l'ultima volta che avrò avuto il dispiacere di incontrarli, da buon intellettuale disorganico di sinistra veramente democratico e progressista, non subivo pedestremente e in modo acritico la fiction, ma ho avuto un approccio critico, serio e funzionale a un ideale più alto.
E quindi, mi sono domandato:

1- Ma dove caspita li hanno presi questi attori? Al mercato del pesce, con tutto rispetto per i le vongole e i branzini?
2- Ma recitare non era un'arte?
3- E poi. Il palcoscenico che è stato scelto è quella meraviglia di città che è Trieste. La mia è una curiosità legittima, per nulla 'razzista'. Meglio puntualizzare, non si sa mai. Perché cavolo tutti, ma proprio tutti, hanno accento romano, siciliano, campano e non so quale altra regione del sud? E anche da Milano? I triestini, o friulani/giuliani, o veneti in genere, non recitano, non sanno recitare oppure hanno altro da fare?

E mi sono risposto.
1- Non so dove li hanno presi. Mi dicono in giro (soprattutto le donne) che lui è 'un figo pazzesco' e questo, mi dicono, nel mondo dello spettacolo di oggi potrebbe bastare. Lei non parliamone, neanche quello. Tutti quelli che li circondano sono imbarazzanti, attori che si vede lontano un miglio che stanno affannosamente rincorrendo l'occasione della vita e che la stanno sprecando, visto che le loro inclinazioni professionali dovrebbero essere orientate verso altri orizzonti. Non so perché siano lì, ma me lo immagino.
2- Sì recitare era un'arte. Come scrivere era un dono. Fare politica era nobile. Fare il medico era una missione. E i neri avevano la musica nel sangue, e il caffè di Napoli è più buono - è l'acqua...
3- Eh già. Ma se volete vedere e farci caso, vi accorgerete anche voi che non ho torto. Che ci fa tutta quella gente a Trieste che proviene da tutta Italia? Con la chicca, a cui ieri sera ho potuto assistere, anche se è ormai un classico della fiction nostrana. Il bastardo, impune, quello che dice che sposa una ma poi sposa l'altra (ricca), contando poi di tenere il piede in due scarpe, naturalmente ha uno splendido accento milanese, di quelli che tra l'altro non esistono più, alla Vanzina per intenderci.

Un'esperienza veramente edificante. Per la mente e per il corpo.
Mercoledì prossimo vado allo stadio a vedere Inter-Trapani piuttosto che incappare ancora in questo spreco di soldi e tempo.
Va bene il disimpegno, va bene la voglia di evadere, ma questa roba è sotto ogni livello di accettabilità e di intelligenza.

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