venerdì 27 maggio 2011

Assolute sentenze

- Tutto fila liscio come previsto, vero?
Me lo ritrovo davanti, al parcheggio delle moto, davanti al mio ufficio.
Non più vicino a casa, quindi, in centro città.
- Ma allora mi segui, gli dico con un sorriso che non maschera proprio per niente la contentezza di non averlo perso.
Anche lui sembra soddisfatto di avermi ritrovato. Ma forse non mi ha mai perso, si era solo allontanato per   un po'.
- È difficile separarsi da te, mi blandisce. - Sei un caso anomalo, duro da risolvere.
- Io un caso??? Un caso di cosa? Un caso per chi? gli urlo in faccia cambiando rapidamente nell'ordine, postura, sguardo, atteggiamento e umore.
- Ci siamo riuniti più volte per affrontare il caso P. Più volte, senza trovare un accordo accettabile sulla strategia, sulla tattica e sulla tempistica. Ma ora ci siamo, finalmente.
Io con la mascella a mezz'asta e una mano a mezz'aria, scruto il mio fascinoso interlocutore con l'intento di capire al volo dove sono caduto, con chi sto parlando, e perché lo sto facendo.
La sensazione di essere in una bolla di sapone, ovattato, isolato dalla realtà, contribuisce ad attenuare l'ansia da una parte, ma non mi consente di ragionare, di prendere decisioni, di capire.
E quindi con finto distacco cerco di non dare dell'occhio.
Non voglio chiedere nulla, non voglio essere messo in un angolo.
- Ah sì? Beh, era ora, rispondo senza sapere di cosa sto parlando. Quindi avete deciso?
L'etereo tizio che ho di fronte, barba incolta ma mica tanto, capelli neri, alto come me, longilineo, affilato e sufficientemente tonico, mi apre il suo sguardo, mi fissa negli occhi e allarga le braccia.
- Il caso è chiuso. Il tuo tenue ateismo, il tuo aggressivo agnosticismo, la tua eterna curiosità...tutto questo non cambierà mai, né in meglio né in peggio, questo sei tu.
Io ascolto, in silenzio.
- Tu hai sempre detto che chi ha coniato il detto "solo i cretini non cambiano mai idea" è un cretino. Almeno nelle cose sostanziali, nelle ideologie, nelle questioni che sono fondamento della nostra personalità, specificavi. Quindi tu non cambierai mai idea, anche se il dibattito interno, l'eterna lotta con te stesso, saranno sempre al centro della tua vita quotidiana, facendoti traballare ogni tanto, senza però farti mai cadere veramente. È la tua forza.
- Mi stai dicendo che c'è qualcuno, nel mondo, che si prende la briga di osservarmi, analizzarmi, seguirmi, parlarmi per poi sputare sentenze senza appello? È questo quello che mi sta raccontando?. Chissà perché quando parlo con questo figuro, mi incendio come fossi un cerino alla nitroglicerina.
- Qualcuno..., mi pietrifica fissandomi.
- Ogni uomo, ogni piccolo essere mortale è un piccolo mondo. Un mondo che ruota intorno a delle convinzioni, a studi, a idee, a esperienze personali. Nessuno ha il diritto di cambiare tutto ciò. E chi cambia, lo fa solo perché prima è vuoto e si vende solo al miglior offerente. E non mi riferisco solo alla politica, naturalmente, sancisco io tronfio della mia sicurezza verbale.
- Tu vai per la tua strada. Vai verso la tua vita, vai verso le tue sicurezze, vai verso i tuoi errori. Percorri la tua strada, con le tue piccolezze, con le tue idee, con i tuoi sbandamenti. Nessuno oserà mai mettere in discussione le tue decisioni. Primo perché sono tue, e quindi assolute; secondo perché, anche sbagliando, sono prese in buona fede. Almeno questo te lo riconosciamo.
- Almeno questo...beh, tante grazie della magnanimità.
E penso, ma noi chi?
- Ci vediamo ancora nel week end. Almeno commenteremo l'andamento delle lezioni, e lunedì sapremo. O meglio, saprai. Noi già sappiamo.
Mi abbraccia e se ne va.
E io, piccolo uomo, gli urlo - Ma dimmi almeno se Pisapia vince..., ma ormai è troppo lontano per rispondere.
Ma sto vivendo in un sogno, o sto recitando a teatro?

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