martedì 28 settembre 2010

È una questione di alimentazione

Stamattina ricevo, in modo inaspettato, nonché gradito, una lettera, una classica lettera su carta, scritta a mano, come quelle tradizionali.
Una lettera su carta pergamena, antica, alla prima lettura incomprensibile, sia per una scrittura gotica complicatissima che si perde nella notte dei tempi, sia per la lingua utilizzata.
Inforco gli occhiali per cercare di capire qualcosa, afferro una parola e tre no; salto i periodi almeno per cercare di capire il senso, ma niente da fare. La rigiro tra le mani, disperato la metto in controluce per vedere se vedo quello che non riesco a vedere.
Poi, lentamente, comincio a capire.
E' in francese, lingua che non conosco, e quindi mi consolo. O per lo meno che afferro un pochino, almeno nello scritto.
Il problema è che, dall'alto della mia ignoranza linguistica, capisco comunque che si tratta di un francese antico, passato, ridondante, addirittura 'cavernicolo'.
La curiosità sale, la suspense cresce, il mistero si infittisce.
E io, novello Poirot, ho un'illuminazione, straordinaria, veramente geniale, degno di una mente superiore.
- Perché non ribalti il problema e cominci dalla fine, dall'eventuale firma che conclude la lettera?
E infatti la firma dice tutto.
Ma vi lascio lì sospesi.
Ecco il testo della breve comunicazione che ho ricevuto. Dopo lunghe ore e la collaborazione di mia cognata francese, sono riuscito a tradurla. Leggetela e capirete tutto.

Caro Paolò,
il vostro paese è veramente curioso.
Ho sempre pensato che foste un popolo di eroi (Giulio Cesare docet), poeti e navigatori, di geniali pensatori e di fantastici amatori.
Ci avete invaso, ci avete colonizzato, ci avete insegnato cos'era la civiltà e come si mangia.
Ci avete battuto ai campionati di calcio di qualche anno fa, nonostante che noi avessimo le teste più dure.
Ci battete, ormai regolarmente, con i vini, mettendoci addosso una rabbia che non avete idea.
I vostri formaggi sono ormai avanti anni luce dei nostri, anche perché i nostri sono sempre lo stesso formaggio declinato in modi diversi.
E la moda, la nostra moda ormai surclassata dai vostri stilisti sempre più creativi e sempre più all'avanguardia.
Senza parlare delle nostre donne sempre più alla ricerca del maschio italico.
Insomma ci battete in tutto e per tutto. Ci avete sconfitti sia nella storia sia nel presente, e forse in ogni 'battaglia' futura.
Proprio per questo non avrei mai pensato che vi sareste abbassati a rubare le nostre tradizioni più recondite, le nostre culture più ataviche, le nostre idee più radicate.
Senatus Populus Que Romanus
Paolò, SPQR (Sono Pazzi Questi Romani) è nostro e non ci può essere rubato né tantomeno strapazzato per un basso gioco politico locale e un bieco gioco di parole.
Paolò, SPQR (Sono Pazzi Questi Romani) è il nostro grido di battaglia da sempre e non può essere strumentalizzato da chicchessia, tantomeno da chi non conosce il congiuntivo non solo francese, ma nemmeno quello italiano.
Paolò, noi possiamo usare SPQR (Sono Pazzi Questi Romani) perché siamo i celti veri e certificati.
Paolò, a differenza delle chiassate a Pontida e degli elmetti con le corna in polistirolo, voi siete solo i 'terroni' d'Europa, altro che celti.
Paolò, noi i porci non sappiamo neanche cosa siano, perché da sempre ci cibiamo di cinghiali, molto più saporiti e ruspanti.

Paolò, non ci fate arrabbiare sennò vi spediamo in Padania Obelix affamato che, come sapete, non fa prigionieri.

Au revoir
Tuo 'cugino' Asterix

Glielo dite voi a Bossi?
Grazie

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