martedì 22 giugno 2010

Valentino Rossi!

Stamattina è filato tutto liscio, stranamente.
Un risveglio - degli Squali, intendo - all'insegna dei sorrisi, della collaborazione fattiva, del 'facciamo colazione?' a fronte del solito 'non voglio niente, uffa!!', dell'insolito 'andiamo a scuola? siiii'.
Probabilmente Marte si è congiunto con Venere e in equinozio a sè stante si è triangolato con Giove creando questo inaspettato sodalizio d'estate a sfondo cosmico irrituale.
Insomma una bella mattina, nonostante tutto.
Poi cominciano, rutilanti, rumoreggianti e ingombranti le attività consuete, si pianificano gli appuntamenti, ci si dividono i compiti.
BiBì, insolitamente simpatica e di buon umore, arranca sul pavimento con non so quale libro, con sua madre che la incalza per uscire.
E Pilù, ormai in uno stato di perenne frigna da 'voglio più attenzione', si getta sul letto piagnucolando, che lui non va mai con la mamma, che lui va sempre in moto con il papà, che lui in fondo, come è noto anche all'Onu, è uno dei bambini più maltrattati della terra.
Allora, il papà superman che non si fa trovare mai impreparato di fronte alla vita e al mondo, he tutto risolve basta schioccare le dita, ha un'idea geniale, assoluta, spiazzante.
- BiBì, vuoi venire con me in moto a scuola?
Notare che Bibì ci è venuta una volta sola, di ritorno, un pomeriggio.
Lei si volta, con tutti i capelli scarmigliati che le attraversano il viso, sposta con la mano sinistra i capelli manco fosse Rita Hayworth, mi fissa, e lancia un sonoro e pavarottiano 'Sìììììì'.
E comincia a zampettare in giro per la casa urlando 'andiamo in moto, andiamo in moto, andiamo...'.
A Pilù si illumina il viso e corre tra le braccia della madre.
Bianca mi abbraccia le gambe e urla di gioia.
Sembra una famiglia che ha appena vinto 80 milioni al Superenalotto.
Ma non è finita.
Una volta separate le coppie, saliamo in moto, con BiBì tra le mie gambe, con il casco del fratello - Papà è pesantissimo!! - si attacca al parabrezza, e partiamo.
Lentamente, in questa meravigliosa e nitida mattinata di Milano.
Ci avviamo e a un certo punto sento che borbotta qualcosa.
Tra casco, rumore del traffico e rincoglionimento senile non sento bene e le urlo di ripetere.
E sapete cosa mi dice?
Sapete cosa ha il coraggio di dirmi mia figlia stretta tra le mie gambe e abbrancata alla moto?
- Papà, io sono innamorata.
Io comincio ad agitarmi.
Chi è questo spudorato masculo impenitente che ha carpito il cuore di mia figlia senza neanche farmi vedere il suo 740 e il suo albero genealogico?
Chi è questo infame fuco che ha sedotto la fragile (!), indifesa (!!) e delicata(!!!) BiBì senza neanche avvertirmi?
- Ah sì, e di chi? le chiedo a denti stretti.
- Io sono innamorata di te, papà. Ti voglio bene.
Investo due pedoni, spiano una nonna con carrozzina, entro nel parabrezza di una Porsche e poi finalmente mi raddrizzo, mi ricompongo, e le urlo che anch'io le voglio bene. Sono vicino all'infarto, intanto...
Arriviamo all'asilo, le tolgo il casco, lei mi abbraccia fortissimo, corre sorridendo verso la sua stanza, mi saluta con la mano, mi allontano per uscire, mi sento richiamare, mi rincorre velocissima, mi riabbraccia ancora più stretto, mi dà un bacio e definitivamente se ne va.

Scusate il racconto a metà tra Liala e Cuore, ma porca miseria è avvenuto tutto neanche un'ora fa.
E questo spazio è solo una porta verso i ricordi, per conservarli, per non dimenticare mai cosa significa essere padre e crescere dei figli.

Se poi scopro che è tutta una tattica di BiBì per lisciarmi, perché mi vuole rifilare davvero il suo promesso sposo...

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