mercoledì 10 marzo 2010

Lui, Lei e l'Altro. E l'Altra? (nove)

La città, al buio di un inverno duro e freddissimo, si rincorre, si muove. Ignara di quel che sta accadendo dietro le pareti di quella casa, ormai teatro di un vero e proprio duello tra sessi, dello scontro finale.
Questo pensava Lui prima di condurre una discussione, che sapeva difficile, ma che non immaginava ancora dove l'avrebbe portato.

- Credo che tutti e due abbiamo un'età e una storia comune che dobbiamo tenere presente. Non possiamo rincorrerci e allontanarci come fanno due adolescenti che giocano alla vita adulta. Abbiamo il diritto, entrambi, di rispettarci e di condividere decisioni, anche difficili, dure, definitive.
- Ma io...
- Un attimo, è tutto così difficile, fammi finire, aggiunse.
In un attimo gli passò davanti tutta la loro vita in comune, le belle cose fatte insieme, esperienze, emozioni, felicità, ansie, risa. Tutta la vita in pochi secondi. Una sciabolata di ricordi e di sensazioni. 
Barcollò, letteralmente.
- Amore mio, riprese. - Abbiamo bisogno di raccontarci, spiegarci. Non trovi?
Lei lo scrutava, senza sapere cosa dire.
Da mesi, sempre meno, gli buttava addosso i suoi sguardi, pieni di risentimento. E ogni volta lo trovava sempre più estraneo, lontano.
Ora sembrava ritrovarlo. Era ancora Lui?
- Non penso che possiamo salutarci, magari stringendoci le mani, e augurarci buona fortuna, e allontanarci per sempre. Non lo penso possibile.
Si accorse che lo fissava con altri occhi. Forse con amore, forse con stupore, ma Lui capì che finalmente lo stava ascoltando.
- L'importante è non raccontarci banalità. Le nostre intelligenze, le nostre storie, le nostre vite ce lo chiedono, anzi ce lo impongono, concluse.
Un attimo di silenzio. Come in un film, per raccogliere le idee, per aumentare la tensione, per prendere fiato.
- Cosa vuoi sapere? gli chiese Lei, rassegnata.
- Stai con un altro? O meglio, scusa, la nostra storia è finita? a brutto muso...
- Sì e non so.
Gli montò una rabbia inverosimile. Un conto è pensare un conto è sapere. Una cosa è sognare una cosa vivere.
Zitto, decise di stare in silenzio, senza muove re un muscolo facciale. Ora entrava in modalità "sono furibondo, sono ferito, sono geloso come una bestia infuriata, ma non te lo dò a vedere neanche se me lo chiedi in ginocchio".
- Non dici niente? chiese lei in visibile imbarazzo?.
- Non ho niente da dire, rispose. - Sto solo cercando di capire se vai avanti oppure quello che hai da dire finisce qui.
- Un Altro mi ha preso e portato via, facendomi sognare. Cosa che non faccio più da tempo, dichiarò ufficialmente.
- Sei il solito!! gli urlò nell'orecchio l'AlterLui. - Un matrimonio si regge solo se, e dico solo se, si mantengono sogni, progetti, obbiettivi comuni. L'amore sta sullo sfondo. Tu ti sei addormentato, come ogni maschio che si rispetti. Vergogna!
- Ma falla finita!!, borbottò tra sè e sè, offeso.
- Hai detto qualcosa? gli chiese. Da un po' di tempo lo vedeva strano, sembrava parlasse con qualcuno. Cominciava a pensare che stesse rincoglionendo. E forse non aveva tutti i torti.

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