giovedì 13 aprile 2017

Pò o po'?

Leggo questo articolo da L'Espresso, sul presunto o reale imbarbarimento della lingua italiana.
E ricevo, inopinatamente, una lettera da un ignoto commentatore.
Che riporto fedelmente.


Caro lei,
Ha mai letto l'articolo de L'Espresso su gli ignoranti e su la gramatica e sulla lingua italiana che sembra non diventare più la stessa?
Le dico come la penso io, ora su tutto questo.
Io penso che in fondo, piuttosto che non scrivere, è migliore molto scrivere anche se male.
La gramatica è un pò come la vita.
Giorno dopo giorno s'impara, si infilano nella testa delle belle notizie, si vive un esperienza che poi negli anni diventa conoscienza purissima.
Più si scrive, anche se male, più alla fine si impara a scriverci meglio, anche se scriverebbero degli strafalcioni pazzeschi.
Dopo tutto la lingua vera, quella giusta, quella che serve è quella che noi parliamo, non quella che si scrive. E io parlare, oltre che a scrivere, sono uno che la sa lunga e uso i social e anche i blog.
Un'elemento di ragionamento in più ce lo voglio aggiungere però.
Ormai parlare bene e scrivere bene parliamoci chiaro è solo una cosa di snoberia dell'elit e dei puzzoni e di quelli che credono che ti vogliono fare su con le belle parole che invece non servono a gnente.
Perche in fondo l'unica cosa che conta oggi è averci i soldi e i muscoli e per qualcuno anche i tatuagi, mica la testa e il bel ragionamento che serve solo a chi vuole fregare il prossimo suo.

L'unica cosa che conta io dico è che ci vogliamo bene e stare tranquilli.
Tanto sono tutti ladri quelli li e noi ci tocca lavorare e basta e pagare le tasse e tirare la cinghia.
Viva le belle donne e il pallone che poi il resto sono tutte balle per ucciderci con l'onda.
Saluti.
Anonimo inteletuale

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