mercoledì 22 febbraio 2017

Liala docet

Leggo, un po' per caso, un articolo, questo.
Lo leggo perché il tema mi ha sempre attirato, visto che ci sono passato. Scrivo anche delle cose sul tema...
L'ho letto con la massima curiosità, visto che il titolo, con grande maestria, stimolava, apriva scenari nascosti, riempiva la mente di domande.
Una volta finito ho pensato:
- Ormai hai una certa età. Il tempo che hai davanti è sensibilmente più breve di quello che hai già vissuto, è sempre di meno. È imperdonabile disperderlo, sprecarlo. Leggere questo articolo - o quello che è - è stato proprio questo: hai sprecato tempo.
Sono certo che il giorno in cui lascerò questa valle di lacrime, il rimpianto andrà ai minuti che ho buttato nel leggerlo e, forse, anche nel scrivere queste povere note.

Allora il sublime autore ci racconta la sua personale esperienza nell'austero mondo della separazione coniugale.
Ci elenca tutto quanto successo, ci informa che tutto andava a rotoli e che la separazione fu la scelta naturale .
Bene, o meglio male, perché dispiace.
Poi ci dice che la vita da separato è tristezza, solitudine, dolore, abbandono, gelosia, ricordi...insomma, assoluta infelicità.
E fin qui ci sta.
Poi dovrebbe arrivare il divorzio, come normale che sia.
Ma loro, cioè lui e lei, che si erano separati per manifesta incompatibilità e reciproco rancore, non cedono, indefessi paladini della casa del matrimonio. Loro no, mica si fanno cogliere impreparati. Si vedono il giorno e, ci racconta il prode guerriero autore di questo sublime esercizio letterario, che "hanno preferito l'amore al nostro passato".
Cioè, dopo essersi tirati piatti e insultati per mesi, si sono visti un attimo, magari si sono bevuti una cosa insieme, lui s'è magnato pure un cornetto, lei nel frattempo ha chattato con la mamma che le chiedeva la ricetta della coda alla vaccinara, e poi hanno deciso, insieme eh!, di scegliere l'amore.
E sono tornati insieme e a tutt'oggi vivono e lottano insieme a noi nella rutilante esperienza quotidiana che si chiama vita.
L'articolo è una traduzione dall'edizione americana, credo.

Caspita, un peccato aver letto questo articolo solo ora...
Come cantava Jannacci, 'se me lo dicevi prima...'.
Devo selezionare meglio le mie letture. E di conseguenza anche le mie scritture. 
Per il bene comune. 

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