lunedì 16 gennaio 2017

Vacca di un cane!

In giro per compere varie, nel weekend, con Andrea.
Bello andare in giro con il principe ereditario, molto.
Si sviluppa, in modo inconsapevole, una sorta di intesa, tutta al maschile, ora che comincia ad avere un'età più sensata.
E lo si vede anche dal fatto che mentre è in giro butta l'occhio sulle ragazze più carine e indica a me le donne più affascinanti. Come se avessi bisogno dell'assistente...

A un certo punto mi domanda:
- Papi, perché non prendi un cane?
Io prendo fiato, lungo, lunghissimo. E immediatamente mi vengono in mente una o più risposte che spaziano dal caustico all'ironico spinto, ma mi trattengo. Ormai sto imparando a censurarmi, sono molto orgoglioso di me.
E comunque penso che nel casino di vita che ho scelto manca solo un cane per dirigermi direttamente verso l'autoannientamento tramite gas di scarico dell'auto.
- Credo che sarebbe un problema gestirlo, in questo momento, rispondo sorridendo, manco fossi un diplomatico del governo britannico.
- Allora lo prendo io, e lo curo io senza problemi.
- Una cane, amore mio, aldilà dei bei momenti di gioco e coccole che ti riserva, deve essere gestito, portato fuori, nutrito, fatto correre, piazzato da qualche parte quando non puoi portarlo con te. Un cane non è un gatto, al quale entrambi siamo maledettamente allergici e che, soprattutto, non sopportiamo proprio. Il cane ha bisogno di compagnia, sennò si intristisce.
Lui ci pensa un po' su, in silenzio e io, padre rispettoso, democratico, progressista e molto, ma molto di sinistra, rimango in devoto silenzio rispettando il suo momento di riflessione e lasciandogli tutti gli spazi immaginabili.
Ma vedo che non parla più. È deluso.
Allora decido di aggirare l'ostacolo.
- Ma se prendessi o prendessi tu un cane, che cane vorresti?
Si rianima improvvisamente. Il viso gli si è illuminato.
- Io non vorrei uno di quei cagnetti piccoli, tipo...tipo bassotto o barboncino. Quelli non mi piacciono, mi risponde deciso. Peggio ancora quelli piccoli e senza pelo. Sembrano dei topi.
- E quindi?
- E quindi vorrei un cane di taglia media, non troppo grande. Con tanto pelo da accarezzare e perdersi dentro.
- Tipo Filippo? (Filippo era il mio cane prima che lui venisse al mondo, un setter inglese matto come un cavallo, bellissimo e affettuosissimo, che ho dovuto far abbattere per un tumore ormai divenuto devastante. Un dolore indicibile. Il giorno che l'ho portato dal veterinario per il suo ultimo viaggio lo sogno ancora, periodicamente. Andrea ne ha sentito parlare molte volte e ha visto anche qualche foto).
Lui mi guarda, ormai non più troppo dal basso, visto che guadagna 4/5 centimetri ogni tre mesi, e mi arriva ormai alla spalla:
- Perché non prendiamo un terranova?
Io lo guardo, ammutolito.
- Perché non ci mangiamo una focaccia, invece? gli domando, facendomi superare a sinistra dalla mia innata ironia e troncando la discussione immediatamente, proprio mentre passiamo davanti alla vetrina di un panettiere che sembra un negozio di Cartier.
- Ottima idea, c'ho fame! mi risponde.
Ma so di aver, forse, vinto solo una battaglia. La guerra deve ancora essere iniziare.

Beata gioventù...

Nessun commento:

Posta un commento

La porta (e l'olio)

Olio, tanto olio. In quelle pompette un po' vintage che ancora circolano oggi. In genere di colore rosso. Un pezzo di carta, un po'...