giovedì 5 gennaio 2017

Leggere

Posto il fatto che oggi tutti sono troppo impegnati a comunicare che sono troppo impegnati e che non hanno tempo per nulla tranne che per dire che non hanno tempo per fare nulla (!), il tema posto dall'articolo ora su L'Internazionale - della cui esistenza ringraziamo ogni giorno gli dei di tutti gli olimpi con preghiere e offerte dedicate - è posto, secondo me, in modo non esatto.
Per chi ama leggere, per chi fa della lettura parte fondamentale della propria vita e sviluppo intellettuale, il tempo per la lettura è un tema che non si pone.
Leggere è un'esigenza.
Chi legge, chi ama perdersi tra le pagine di un libro - qualsiasi... saggi, narrativa, analisi comparate di filosofia teoretica o avventure rosa dal dolce finale - trova sempre il tempo, trova sempre il luogo, trova sempre il momento. Basta volerlo.
Programmare il tempo per leggere è una contraddizione in termini, perché chi ama trovare conforto tra i volumi non ha bisogno di ritagliarsi tempo.
Si cerca tempo per andare a fare la spesa, per andare fuori a cena, per giocare a tennis, per fare una vacanza, per guardare la tv.
Per leggere, chi ama farlo, il tempo c'è sempre. Di giorno, di notte, con la gente, sull'autobus, al mare o in montagna o in città. Anche in palestra.
Chi ama leggere lo fa e basta, senza ritagliarsi attimi, fissare appuntamenti sulla propria agenda.
Ma soprattutto senza scegliere.
O no?

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