giovedì 12 gennaio 2017

L'arte del ricordo

Saper dimenticare - soprattutto le cose brutte -, aldilà di eventuali patologie neuronali, è una forma di perdono da una parte (verso se stessi e verso gli altri), di difesa della propria sanità mentale e, credo, di bontà d'animo, visto che preclude ogni atteggiamento vendicativo nel caso si abbia subito qualche torto.
Ma saper dimenticare non preclude la capacità di ricordare.
Quindi i ricordi belli, di crescita, d'amore, di amicizia e di affetti, di conoscenza e di cultura, per fortuna, rimangono. Anche quelli che comprendono dolore, abbandono.
Sono quelli che concorrono a formare la nostra personalità  il nostro carattere, che ci fanno andare avanti tutti i giorni, che ci hanno fatto diventare adulti.
I ricordi ci aiutano tutti i giorni a guardare il presente, a gestirlo, a combattere le nostre battaglie.
I ricordi ci inducono a vivere il futuro, a pianificarlo se possibile, a rincorrerlo.

Ricordare è un'operazione complessa.
Lasciarsi andare ai ricordi, in una giornata d'inverno, grigia, con un vento gelido che ti spacca la pelle, tra i monti, soli con i vostri pensieri, soli con quello che non c'è più, soli con il vostro passato, soli con i vostri rammarichi. Soli con i vostri errori.
Ma anche soli con tutto quanto di meraviglioso vi è accaduto, soli con la felicità vissuta, soli con l'amore, soli con la bellezza della memoria.
Impagabile, credetemi.
Si torna a casa intirizziti dal freddo sicuramente, ma con la consapevolezza che la propria vita, anche oggi, ha fatto un altro passo.

Fatevi sedurre dal ricordo mentre imparate a dimenticare.

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