giovedì 24 novembre 2016

Un sì pieno di rabbia

Il titolo viene dall'articolo di oggi di Barca sull'HuffPost, che dichiara il suo sì al referendum.
Ma non è di questo che voglio parlare.
Voglio parlare del mio sì tanto 'sofferto' e della mia rabbia tanto arrabbiata.

Voterò sì, ok.
Fine della diatriba interna, fine del dibattito tutto mio, fine del dissidio ideologico-politico-costituzionale che mi ha ammorbato tanto nell'ultimo periodo.
Perché?
Diciamo che non ci sono particolari novità.
Questa riforma costituzionale è una porcata, è brutta, e ahimè, è pure pericolosa. Ed è scritta da schifo, per quello che comprendo io.
Senza ripetermi, dico solo che di fatto lima il potere di controllo dei cittadini, limita il controllo del potere legislativo su se stesso e aumenta di fatto il potere del presidente del consiglio.
E non ci sono balle, questo è.
Forse riduce un po' i cosiddetti costi della politica, forse velocizza i processi approvazione legislativa, forse aumenta l'efficienza della politica stessa. Ma forse.

La questione, come si diceva quando il dibattito era ricco e fatto da teste pensanti, è solamente politica.
Se vince il No, l'asse politico - è inevitabile in questo paese in cui il 'tradimento' è costituzionale - porta prima o poi a elezioni. Non ne sono sicuro, ma ne sono abbastanza convinto.
E l'aria politica, non solo da noi, è pessima, la gente ha la bava alla bocca, movimenti e partiti in tutto il mondo con taglio populista, fascista e razzista hanno preso piede e se andiamo a votare, nonostante tutto, l'uomo imbecille della strada andrà in massa a votare per questi movimenti, causando un'involuzione culturale, un immobilismo politico e mettendo in posti chiavi persone dall'incapacità manifesta.
La situazione è drammatica, checché se ne dica.
Una paese in mano a incompetenti ragazzotti, a comici dalla dubbia serietà, a sindaci incapaci di muoversi e di affrontare situazioni complesse, una nazione preda di follie complottiste, di antivaccinari di professione e di striscianti teorie contro la medicina e la scienza acquisita: ecco lo scenario che ci si parerà di fronte se andiamo alle elezioni.
Questo governo è un disastro, è una vera e propria accozzaglia di tendenze, di contraddizioni, di impunità, di orientamenti e di 'ideologie' opposte. Ma è il meno peggio che ci possiamo aspettare, in questo momento. O meglio, in questo momento non ci sono alternative. Almeno, io non ne vedo.
Ed è una sorta di argine a tutto quanto ho descritto sopra.
Trump ci insegna che al peggio non c'è limite. Ed è ancora da vedere cosa combinerà.
Quella è comunque la nostra 'fine'. Cerchiamo almeno di rimandare il suo avvento anche da noi il più tardi possibile.

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