martedì 10 giugno 2014

Piccola analisi del voto

Primo turno.
Grande vittoria del Pd e del renziano Renzi.
Grande vittoria di numero e di fatto che ha dato grande smalto alla politica del neo presidente del consiglio che in poco più di tre mesi ha promesso tutto e ha fatto poco. Ma ha fatto, in tre mesi checcavolo...
Quello che ha fatto, poi, è un altro discorso.
Il problema vero di questo governo non è se fa bene o se fa male - si sa in democrazia si può anche non essere d'accordo - ma è il continuo chiacchiericcio e i proclami reiterati su quello che si farà. Non si quando, ma si farà.
È irritante ogni giorno avere a che fare con questo marketing politico dell'annuncio che dovrebbe rivoluzionare il paese. Ricorda molto - non abbiatevene a male - il primo Berlusconi, con il 'lasciatelo lavorare' dei suoi portaborse e gli spot patetici del 'Fatto!' per ogni iniziativa paventata. Che poi erano tutte balle, ma il paese ha richiesto 20 anni per capirlo...

Si sa solo che la rivoluzione - se mai si farà - andrà nel senso sbagliato, ma tant'è, ripeto, con la forza dei numeri nella cosiddetta democrazia si ha la forza per fare quello che si vuole.
Speciosa, e alquanto inutile, è poi la polemica sorta subito dopo la chiusura delle urne in cui c'è il più furbo e acuto analista politico, che ha dichiarato che 'non è la vittoria del partito democratico ma la vittoria di Renzi'. Osservazione sibillina di chi ha perso o non vede di buon'occhio il ragazzo fiorentino.
Osservazione anche un po' antistorica, visto che ormai da 20 anni la politica non è più dei partiti, dei programmi e delle cosiddette - aiuto, dico una parolaccia!! - ideologie.
Oggi la politica È personale, zero collegiale ed è fatta soprattutto di proclami e sparate a vanvera.
Quindi ha vinto Renzi, e ha vinto il partito democratico, che è Renzi. Punto e a capo.

Ballottaggi.
Eccoci qui con il capolavoro dell'imbecillità.
'Renzi ha perso, vaccazzozza, visto che ha perso le roccaforti - non l'ho mai sopportata questa parola - Livorno e Perugia - e qualche altro comune prima in mano alla sinistra.
Follia pura, frutto del triste tentativo di chi ha perso ovunque di addolcire la gigantesca sconfitta subita.
Ma c'è un ma.
Credo che da sinistra sia necessario analizzare le due sconfitte più eclatanti, appunto il capoluogo umbro e la città dove è nato il Pci.
Che hanno, almeno per mia opinione, due diverse origini.
A Livorno c'è stato un voto contro Renzi e il Pd, contro questa sinistra che sinistra non è più. In una città fortemente ancorata a vecchi ideali, in un gioco al massacro che neanche io condivido - ed è tutto dire - l'ala sinistra del Pd e la sinistra radicale ha 'protestato' facendo pagare al partito stesso il suo nuovo asse centrista e un po' bigotto. Ne sono certo.
A Perugia invece il voto è stato di netta 'protesta' contro un Pd-sistema che ha occupato tutto e tutti - da decenni, se avete voglia leggete questo libro... che è del 2004 - e che ha ammorbato una città e una regione, chiudendo in modo violento con il passato.

E allora, direte voi?
E allora Renzi ha vinto, stravinto, la destra ha perso, straperso, e l'uomo con la bava alla bocca dalle ville miliardarie pure nonostante il suo notevole risultato numerico.
La sinistra vera è sempre più nel caos visto gli ultimi eventi - ma ne parliamo un'altra volta - e il paese è sempre più allo sbando.
E aggiungerei 'sul ponte sventola bandiera bianca', anche se mia figlia non c'entra nulla.
Ad maiora.

Nessun commento:

Posta un commento

La porta (e l'olio)

Olio, tanto olio. In quelle pompette un po' vintage che ancora circolano oggi. In genere di colore rosso. Un pezzo di carta, un po'...