giovedì 15 luglio 2010

Un fiore che appassisce

Pensate a un uomo.
Una vita spesa a sopravvivere tra le mille difficoltà dell'Italia dell'inizio novecento.
Poi la guerra. Prima nell'esercito, poi, come tanti, fuggendo e nascondendosi dalla follia del pazzo che urlava oscenità al popolo bue da un balcone.
E poi la rinascita.
L'amore.
Il lavoro.
Le speranze e i sogni.
Poi i figli.
Poi il benessere e le difficoltà della vita.
E poi i nipoti.
E poi la perdita della compagna di un'esistenza.
E poi la vecchiaia.
Fino a oggi, novanta passati.
Insomma la vita di un uomo, come tanti, ma proprio per questo unica.
La vita di un uomo che è stata piena, vissuta, che non ha mai avuto un attimo di sosta.
Bene, pensate a questa vita.
Oggi.
Pensate allo stesso uomo, seduto sul suo letto, che per oltre un'ora cerca di capire che ore sono, che data è, se è giorno o è notte.
Pensate allo stesso uomo che si picchia sulla testa urlando in faccia a suo figlio 'tuo padre è diventato scemo', nel pieno della consapevolezza.
Pensate a un uomo che chiama con un altro nome uno dei suoi figli.
Pensate alla sua disperazione quando se ne rende conto.
E pensate a suo figlio.

Dopo i cinquant'anni, dice Jonathan Coe, ci si rende conto che il tempo non è più infinito.
E a novanta, cosa si pensa?

1 commento:

  1. Credo che nell'inverno della vita il solo modo per sopravvivere serenamente a se stessi sia perdonarsi certe "sviste", accettare il tramonto dell'esistenza come fatto naturale, anche se doloroso e per niente facile. In vecchiaia si dimenticano le cose, si è stanchi e pessimisti, ma si può finalmente gioire dell'amore che le persone care, come i figli, possono darci ogni giorno accompagnandoci con dolcezza attraverso le difficoltà di un quotidiano non più governabile. Ti sembrerà ridicolo, ma io, già da adesso, cerco di preparami psicologicamente alla mia vecchiaia.Lavoro in un'associazione che si occupa di invalidità civile ed errore medico dal punto di vista legale, e sto quindi a contatto con anziani e invalidi 44 ore a settimana. So cosa vuol dire. Ma ho imparato anche che la sola via d'uscita è l'accettazione (e non rassegnazione, che è diverso), che permette a loro e alle famiglie di vivere sereni...la vita può essere piacevole anche se imperfetta o difficile, bisogna saper prendere quello che resta di bello e importante. Cerca di comunicarglielo, digli che gli vuoi bene; ancora di più adesso se si scorda la data, le medicine, il suo nome o dove abita. Che importa? non è l'efficienza che rende importante per qualcuno una persona, ma appunto, ciò che ha fatto e che ha significato nella sua vita...un bacio grande a padre e figlio

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