lunedì 30 novembre 2009

Minareti? no, grazie

Dopo aver costruito una ricchezza su esportazione di capitali, flussi monetari di dubbia provenienza; dopo aver campato per decenni sui conti aperti dalla Germania nazista pieni di denti d'oro degli ebrei deportati, piuttosto che sui loro patrimoni ingenti; oggi la Svizzera si sveglia ancora più avanti.
Negli anni sessanta pigliavano a calci gli immigrati italiani - che per conto loro, ipersfruttati, costruivano la loro ricchezza, alcuni fino allo morte. Oppure appendevano, proprio come i loro cugini tedeschi qualche decina di anni prima, cartelli nei negozi o davanti alle case in affitto, chiari esempi di convivenza, che più o meno suonavano "Vietato l'ingresso agli italiani e ai cani".
Oggi sono una vera e propria avanguardia, non c'è che dire, della convivenza e della tolleranza.
Niente minareti, tra le banche pulite con gli spazzolini da denti nei minimi particolari e le valli incantate ritoccate con un pennarello. Niente 'diversi' che disturbano il loro ordine, perfezione di facciata. Niente di tutto questo.
E stiamo parlando di simboli. Anche perché nessuno ha mai pensato di svegliarsi alle tre di notte sotto l'incombere del muezzin che invita i fedeli alla preghiera.
E infatti, grazie all'avanguardia elvetica, tutti i peggio schifosi dell'Europa ricca e opulenta, si scagliano rincarando la dose, avanzando richieste folli. Uno, di casa nostra, addirittura dopo avere sostenuto una legge sull'immigrazione che va contro tutti gli ideali di base della cristianità, dopo avere giustificato le peggiori norme razziste che ormai incombono sul nostro paese, dopo aver minacciato di sparare alle barche di disperati che cercano le nostre coste, avanza la proposta di aggiungere la croce al tricolore. Cioè la croce quindi non come simbolo di pace e fratellanza, ma come clava da utilizzare sulla testa di chi non la pensa come noi.
E nessuno dice niente. Ormai nessuno dice più nulla. Tutti allineati e coperti, all'inseguimento di un finto isolamento che porta solamente alla disgregazione e all'emarginazione internazionale. E chi è nel business questo lo sa.
Questi credono che, sistemato il capo con qualche leggina ad hoc, possano tornare a fare le loro porche cose mangiando polenta taragna a pranzo.
Ma ormai il mondo è cambiato, e aldilà di qualche colpo di coda inutile, la strada è segnata.

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