giovedì 1 ottobre 2009

'A pizza

Terza mattina in cui BiBì si sveglia senza sua madre e terza mattina consecutiva che apre gli occhi, mi vede e mi sorride.
Terza mattina che fa colazione senza urlare.
Terza mattina in cui si fa vestire con la tecnica della pizza ('pizzia' nel suo dialetto).
Da brevettare.
Com'è? Presto detto.
Prendete vostra figlia, in genere riottosa con il papà e che spesso non si fa neanche avvicinare.
La sdraiate sul letto grande - 'di papàemmamma' - e le dite che LEI è la pasta della pizza. E quindi la impastate, impastate e impastate, facendole un solletico al limite delle convulsioni. Dovete avere preparato prima i vestiti, perché se perdete l'attimo col cavolo che vi ripigliate.
Le mettete una canottiera bianca che è la mozzarella. E anche lì solletico a gogò.
Prendete, meglio se rossa, una maglietta che è il pomodoro. E giù solletico. Poi con il dito indice fate il gesto di versare olio - ghirighirighiri! - e poi un pizzico di sale che diventa un attacco in grande stile ai fianchi della malcapitata.
Poi i pantaloni. A seconda del colore che hanno, diventano la farcitura. Marroni? Funghi. Bianchi? Quattro formaggi? Colore indefinito chiaroscuro? Quattro stagioni. Blu? Allora sono cavolacci amari, perché la pizza al mirtillo non l'ho mai mangiata, neanche in Germania.
Le calze sono le olive e le scarpe possono essere qualsiasi cosa, visto che ormai l'avete completamente gabbata e sfiancata, e non ha più le forze per reagire.
E così potete uscire, anche se voi avreste bisogno di fare una doccia.
E via verso nuove avventure!!!!

1 commento:

  1. Della serie : quando la difficoltà aguzza l'ingegno ! Questa non l'avevo ancora sentita, ci vuole proprio " mestiere" per fare il papà coi bimbi di oggi.Ciao

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La porta (e l'olio)

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