giovedì 3 settembre 2009

Shakespeare docet

E' un mondo che si arrotola su se stesso.
E' un teatro di strada, dove ognuno interpreta una parte senza aver mai letto il copione e senza aver mai conosciuto il regista.
Gli attori si aggirano per le strade, mangiano, lavorano, tornano a casa la sera. Educano figli attori e fanno fare pipì a cani di scena.
Tutti si agitano, sudano, corrono, soffrono, ridono.
Tutti pensano che la commedia in scena sia eterna. Nessuno sa invece che sta per finire, che siamo quasi alla fine dell'ultimo atto.
Che tra un po' partiranno gli applausi oppure i fischi, che i giornalisti si precipiteranno a scrivere le loro critiche, che chi ha assistito alla rappresentazione si scambierà commenti, critiche, insulti.
E allora chi ha recitato bene verrò pagato, e verrà anche scritturato per la stagione a venire;  chi avrà fatto solo la sua parte senza passione si barcamenerà in futuro nelle sale di provincia in commedie di mezza tacca; e chi avrà recitato come un cane arrabbiato dovrà trovarsi un altro lavoro oppure scomparire.
E quel giorno ci sarà qualcuno che sul fiume, ghignando, vedrà passare i loro corpi.

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