mercoledì 26 agosto 2009

Ne chiude un'altra, di libreria.
A Milano è una strage, annunciata tra l'altro.
Non voglio entrare negli aspetti di mercato, nelle responsabilità, nelle tendenze culturali di oggi. E non voglio neanche piangere oltre il dovuto.
Se questo mondo ha scelto il libero mercato come base attorno al quale costruire una società e un modo di convivere, è inutile recriminare. Bisognava pensarci prima.
Questo è oggi il pensiero dominante.
Tutti lo condividono e quindi silenzio, almeno per un po'.
Ma voglio solo ricordare. Ricordare com'era prima.
In libreria si andava a comprare i libri, e non a bere il caffé, a cazzeggiare oltre il dovuto, ad ascoltare musica o quant'altro.
Entravi e ti aggiravi per gli scaffali. Sfogliavi, leggevi un po', compravi, ma soprattutto, se volevi, parlavi con il libraio, vero consulente letterario, grande conoscitore del mercato e naso fino per le tendenze.
E intendiamoci, anche lui aveva i suoi gusti, le sue preferenze. Mica era un robot!!
Ma aveva una caratteristica straordinaria: ti annusava e capiva quasi subito a che cosa puntavi e quindi ti sapeva orientare, senza forzarti.
Questo se entravi in sintonia con lui. In caso contrario, lo scontro era automatico e l'antipatia raggiungeva immediatamente livelli da 'rissa' letteraria. Ma allora decidevi di cambiare libreria e tanti saluti al suonatore (e al libraio).

Le grandi librerie di oggi offrono grandi spazi, caffé e panini per tutti, cd e dvd a gogò, una scelta infinita e un'organizzazione straordinaria. Ma sono spersonalizzate, un po' meccaniche, efficienti fino alla noia.

A ognuno la propria. Ognuno ha i suoi gusti.
Il problema è che tra un po' rimarranno solo le ultime e non si potrà più scegliere.
E tutto, senza voler fare il nostalgico 'scontato' del bel tempo andato, sarà decisamente un po' più triste.

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