domenica 26 luglio 2009

Addio Milano bella, o dolce terra mia...

Non che non lo avessi detto e ridetto. Non che non abbia fatto riferimenti precisi. Non che non mi fossi già sbilanciato. Ma quest'articolo conferma tutto quanto già scritto e pensato.
Dovete/dobbiamo rassegnarci, ma Milano è ormai il fantasma, smagrito, di se stessa.
E chi non è più giovanissimo (ma non serve aver fatto la guerra!!) lo sa anche meglio.
Questa era una città solidale, appassionata, ricca di idee e iniziative. Questa città, lo dico ai più giovani, non era solo banche, società finanziarie che non producono nulla, immobiliaristi da strapazzo e parvenu dell'editoria dalla mano lesta. Milano era industrie d'avanguardia, editori di straordinaria cultura e talento, uomini di grande sensatezza politica e respiro culturale. Tutto quello che avveniva in Italia e in buona parte in Europa partiva da qui. E infatti tutti venivano qui, ben accetti, senza discriminazioni, senza differenze.
Negli anni '70 è stata la città al centro dei movimenti giovanili che hanno tanto intaccato una società bigotta e perbenista. Milano era la città del buon bere e del buon mangiare.
Poi arrivarono 'loro'. Prima a rubare, poi a creare un substrato sociale deleterio e demolitore. Poi, e oggi hanno vinto, hanno creato una 'cultura'. La cultura dell'arraffo, della cialtroneria, del 'I0 e nient'altro', della paura di tutto quello che non si capisce.
Una Milano gretta, invidiosa, ignorante, cattiva e perdente.
Sì perdente, perché a dispetto delle apparenze, oggi la capitale morale sta scavandosi la fossa, isolandosi, diventando ogni giorno più provinciale, perdendo tutti i treni e tutte le opportunità. E l'Expo, scusate, non servirà a niente.
Vi ricordate quella splendida canzone di Lucio Dalla? 'Milano vicino all'Europa...'.
Bene, oggi Milano è solo vicina a se stessa, chiusa nel suo lusso e, definitivamente, morta dentro.

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