lunedì 22 giugno 2009

Forse Obama ha letto un mio post...

Il primo è stato Obama. L'altro giorno, nella ricorrenza del papà yankee, si è lasciato andare a incoraggiamenti nei confronti dei padri. 'Siate buoni padri', ci suggerisce.
Ma lo sapete che un quarto dei padri Usa abbandonano la propria famiglia entro il secondo anno di vita del figlio? Pazzesco, e noi ci lamentiamo, ci definiamo superficiali, distaccati, egoisti. Forse siamo anche un po' ipocriti. Chi non sta bene in famiglia preferisce, per convenzione e pigrizia, scegliere di rimanere con tutto quello che ne segue.
Ma comunque la nostra società mostra segni di maggiore stabilità e consapevolezza di sé.
E oggi Repubblica rincara la dose. Triplo paginone centrale sul tema delle difficoltà a essere padri oggi, alle lotte quotidiane contro le culture distorte, una società che si dice basata sulla famiglia e che di fatto tende a sfasciarla, contro il traffico e la cronica mancanza di tempo e servizi.
E tutti a sputare sentenze, gli attori e Bill Gates!!!, su cosa bisogna fare e cosa non, su come ci si deve comportare e cosa invece lasciare stare.
E' facile essere qualunquisti. Se hai denaro a profusione, se hai la possibilità di organizzare la tua giornata come diavolo vuoi, se i tuoi figli nascono e crescono nel privilegio, beh, fatto salvo le intelligenze dei genitori che non si comprano, tutto è decisamente più semplice.
Lo scrivevo in un post di qualche tempo fa (ormai mi cito, neanche B...) che il tempo di qualità da dedicare ai propri figli è la base su cui costruire un'educazione sana e forte.
Ma è una fatica spaventosa. Ci sono giorni, come oggi per esempio, in cui vorresti essere da solo sul cucuzzolo, riposarti e leggere e riposarti, senza pensare a nulla se non a se stesso. E invece, è proprio in giorni come questi, che devi tenere duro, per non perdere tutto il vantaggio conquistato in quelle giornate in cui ti sentivi un leone e avevi energie da regalare.
E poi tenere duro per cosa? Per passare del tempo con Pilù che si abbevera letteralmente con qualsiasi cosa gli racconti? Per correre con lui nel parco e catturarlo al volo (finché ci riesco a sollevarlo...) e 'massacrarlo' di solletico e di baci? Oppure rincorrere BiBì che quando ti avvicini (con lei ci vuole poco...) comincia a ridere a crepapelle in modo contagioso? Oppure leggerle una storia della Pimpa con lei seduta tra le mie gambe che urla in continuazione i nomi dei personaggi e improvvisamente si stufa e lancia il libro a metri di distanza?
Insomma non voglio cadere nel melenso e banale, ma stare con i figli fa bene alle ossa, alle braccia e gambe, ti tiene sveglio e 'gggiovane', ti aiuta a pensare e a ricordare.
Ma soprattutto ti riempie il cuore, per definizione muscolo cardiaco, che si può quindi estendere all'infinito.

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