martedì 16 giugno 2009

Figli miei, che fare?

Da un po' di tempo Pilù frigna.
Cioè si lamenta in continuazione, scoppia a piangere per un nonnulla, racconta che nessuno vuole giocare con lui, che a scuola lo emarginano, che non ha giochi, che nessuno lo ascolta.
Ufff, ogni volta che comincia questa tiritera a me viene l'ansia, mi si stringe il cuore, me lo vedo in un angolo a scuola, solo, deriso, con qualcuno che gli tira addosso pure un pomodoro.
Tutti i riscontri con le educatrici naturalmente sono negativi. Pilù è molto sensibile, non ce n'è!, ma è perfettamente introdotto, gioca con tutti, ha simpatie e antipatie come tutti, e gioca e si diverte come tutti.
Quindi il problema viene generato da una richiesta di attenzione maggiore in casa.
Oddio, 'sti bambini di oggi fanno una vita d'inferno.
Sveglia circa verso le 7, subito pressati per arrivare in tempo a scuola, perché i genitori arrivino in tempo al lavoro, colazione con l'imbuto, entrata a scuola con un rapido bacio, tutta la giornata fuori a doversi misurare con educatrici, operatori vari della scuola e sciami urlanti di compagni. Ma non è finita.
Baby sitter che li va a prendere alle 18,00, a casa cena senza i genitori, che poi arrivano tra le 19,00 e le 20,00 sfiniti al giusto punto. E poi si gioca un po' e dopo poco a letto. E i sabato e domenica non bastano a recuperare.
E' chiaro che le richieste di attenzione, sebbene a senso alternato, scoppino prima o poi.
E i genitori con sensi di colpa giganti si aggirano nelle loro giornate con un pensiero fisso: è sufficiente quello che faccio?

1 commento:

  1. credo che non sia mai sufficiente per definizione, quantomeno non rispetto al credito di affetto con cui si nasce. ma da professionista della psiche (oddio!) ti confermo che quello che gli dai in questo periodo della vita lo ricorderà sempre, e lo ricorderà nei momenti più difficili della vita, e gli sarà di conforto, gli darà forza per superare le difficoltà. per cui non fermarti troppo a pensare se è abbastanza, fallo e basterà. ciao

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