venerdì 1 maggio 2009

Primo maggio 2001

E’ la prima volta che racconto tutto ciò. Ora lo posso fare.
Ero a Sestri Levante. Un bellissimo ponte, di qualche giorno, non ricordo, forse addirittura dal 25 aprile. Ho acquistato un paio di Camper che ho ai piedi ancora oggi, bianche. Con la donna che poi ho sposato, che è la madre degli squali.
In accordo anche con mio fratello si torna presto dai rispettivi luoghi di vacanza, per passare a trovare i genitori, e in particolare mia madre, malata, sempre appesa alla vita, ormai da mesi.
Si arriva a Milano nel pomeriggio e ci si ritrova, tutti insieme, nella casa in cui entrambi abbiamo passato molti anni.
Mio padre è più preoccupato del solito. Lo capisco dal continuo raccontare quello che è capitato di giorno, di notte, cosa mangia, cosa fa. Con le parole ripetute sembra voler esorcizzare, rimandare, allontanare.
Lei invece è tranquilla, è seduta sul divano con una quantità industriale di cuscini che la sostiene e le consente di stare molto in avanti, senza affondare nella seduta del divano stesso, sulla punta.
Mi ricordo i suoi racconti della sua giovinezza, al lavoro alle Poste, in piazza Cordusio. Aveva sempre il vizio di sedersi sulla punta delle sedie e tutti pensavano che fosse bassa di statura. Ma ogni volta che si alzava, si allungava in tutta la sua altezza e la gente si meravigliava. Alcuni glielo dicevano pure.
Comunque il pomeriggio trascorre normalmente, tra chiacchiere, risate, racconti e caffé, immancabile nei pomeriggi a casa sua, malattia o no.
Ricordo con nitido dolore che era una giornata di sole forte, la tapparella semi abbassata, lei che ormai accusava tra l’altro un po’ di cecità (maledizione non riusciva più leggere, il suo vero cruccio) e spostava in modo innaturale la testa per poter inquadrare, tra le ombre, chi le parlava.
Io ero separato da non molto dalla mia prima moglie e la situazione non si risolveva. Lei era angustiata dalla cosa.
Cattolica, aveva avuto la tristezza di dover affrontare due figli che si erano separati, uno addirittura che si era sposato in comune. Un colpo al cuore, io questo l’ho sempre saputo.
Continuava a domandarmi come andava, che succedeva, dove vivevo, mi diceva che le piaceva comunque la nuova compagna per la sua immediatezza e simpatia. Mi guardava. Questa situazione di instabilità le metteva agitazione.
Alla fine del pomeriggio avviandoci alla porta, mi ha rimproverato una mancata laurea e un matrimonio buttato al vento. Ma il tutto, davvero!, condito con la sua solita ironia, con qualche parola in dialetto cremonese (non lo sento più, ormai!), da il suo consueto sguardo d’intesa.
Un pomeriggio, dopo tutto, sereno.

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