lunedì 30 marzo 2009

Elogio del seggiolone

Non è follia, ma datemi ascolto.
In particolare i lettori (tra i pochi che visitano queste pagine) che devono diventare padri/madri, oppure che lo sono da poco (con i bimbi dai 6 mesi in su).
Questo post è una dichiarazione d'amore sconfinato per uno degli accessori più utilizzati e abusati delle famiglie con figli piccoli: il seggiolone. Ma non il semplice seggiolone da casa, di legno o plastica, aiuto sublime alla cerimonia quotidiana della pappa.
Sto parlando di un seggiolone da viaggio, dall'imbottitura tipo bandiera della pace che non fa mai male, marca Foppapedretti (Berghem, e dove sennò?), che grazie a una semplice maniglia si chiude fino a diventare completamente piatto, da infilare nell'apposita custodia in plastica. Spessore pochi centimetri, si può piazzare in qualsiasi bagagliaio senza che occupi spazio e lo si può portare con sé in ogni dove.
E' una fondamentale tappa della libertà e dell'autonomia di ogni famiglia. Quando ormai dopo i primi mesi della comparsa dei diavoli poppanti siete esasperati e non ne potete più di rimanere sempre stanziali, il seggiolone da viaggio vi permette di togliere le tende senza il problema di dove far mangiare gli squali senza denti.
E vi dico tutto questo senza che la Foppapedretti mi abbia pagato una lira.
E' solo e sconfinato amore per un oggetto che dovrebbe essere esposto al Moma.
Come diceva quello là, un po' di plastica, che recentemente ci ha lasciato: "provare per credere" (si vede che mi occupo di comunicazione, eh?).

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